In 25 nello stanzone degli operai sfruttati

1 Luglio 2014

Ecco le immagini della sede legale della Gestec degli imprenditori Di Tella. L’accusa: gli imprenditori aquilani sapevano

L’AQUILA. Cercavano la sede sociale della Gestec dei Di Tella, la «cassaforte» nella quale venivano fatti affluire, per l’accusa, i soldi «che le ditte aquilane dovevano loro per l’utilizzo della manodopera da essi reclutata e organizzata ma anche quelli derivanti dalle estorsioni sugli stipendi degli operai». Ma quando i finanzieri hanno spalancato la porta di quel capannone si sono trovati davanti uno stanzone coi letti a castello. Hanno trovato, insomma, un vero e proprio dormitorio, costituito da un unico locale con poca aria e poca luce e un bagno con l’umidità alle pareti. Su quei letti gli operai riposavano alla bell’e meglio dopo una giornata intera di fatica, il termine usato dai giovani campani quando, al telefono, si raccomandavano al principaleaffinché li prendesse a giornata. «Chissà quanta gente ti chiamano per un po’ di fatica...se mi tenete presente...». E ancora: «Alfo’, ti volevo chiedere un po’ di fatica. se ci sta...sto da due anni a casa...mi sto esaurendo...Alfo’...non ce la faccio più proprio...vedi un po’ se esce qualche cosa». E più avanti, in un’altra delle telefonate intercettate: «Vedete di aiutarmi un poco». C’è anche questo nella voluminosa mole di atti dell’inchiesta che intende far luce sullo sfruttamento della manodopera a basso costo per i lavori post-terremoto messa in campo, come accusano i pm, da una sinergia tra imprenditori campani e aquilani, sette dei quali sono finiti agli arresti.

«PORTATI I CUSCINI». Poi, quando la fatica finalmente arrivava, anche se la metà dello stipendio scritto sulla busta paga doveva tornare al capo, c’erano le raccomandazioni ai neo-assunti: «Non ti scordare le coperte...cuscino...lenzuola...tutte cose, eh...ah...i ferri...non ti scordare i ferri...eh...la macchinetta...tutti i ferri tuoi...tutti quelli che ti servono...porta tutte le cose...».

POSTI IN PIEDI. «Per comprendere pienamente il livello di strumentalizzazione della manodopera», annota il gip, «è da ricordare l’episodio accaduto a un operaio il quale, non trovando posto nel furgone già pieno di operai, veniva costretto a usufruire di un giorno di ferie non retribuito». Se ne parla anche in alcune intercettazioni tra i fratelli Di Tella, che fanno il contrappello a fine giornata. «Allora chi ha fatto festa? Gennaro il carpentiere...ha fatto festa anche...e perché dopo non ci andavano più nel nove posti».

IMBIANCATURA E STIRATURA. «Gli operai reclutati dai Di Tella», scrive il gip Marco Billi, «venivano gestiti e controllati in tutti gli aspetti della vita lavorativa. Essi venivano trasferiti settimanalmente dalla Campania all’Aquila e rientravano per il fine settimana. Una volta all’Aquila, venivano accompagnati dai Di Tella sui diversi cantieri e negli istituti di credito dove effettuare i prelievi del denaro estorto per le “restituzioni” di parte della retribuzione ricevuta».

AQUILANI COMPIACENTI. I Di Tella cercavano, attraverso alcuni appoggi aquilani, altri appartamenti da adibire a dormitori. «Mi serve un appartamento...ma quello di Arischia è ancora libero...pure per metterci sei sette operai...ma è piccolo...io ce li metto una decina...coi letti a castello là dentro bello tranquillo». Il gip chiosa: «Emergono con evidenza quali fossero le condizioni alloggiative in cui gli operai erano costretti a vivere. Tali condizioni venivano volutamente determinate dai Di Tella per massimizzare il loro profitto ed esercitare maggior controllo sulla forza lavoro. Di tali condizioni erano ben a conoscenza gli imprenditori aquilani compiacenti».

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