In 30mila per il jazz, ma pochi affari

5 Settembre 2017

Dimezzate le presenze rispetto al 2015. La rabbia dei commercianti: qualche cliente in più solo in serata, siamo delusi

L’AQUILA. Più o meno 30mila persone, circa la metà rispetto alle stime relative alla prima edizione, e circa 10 mila euro i fondi raccolti in favore di progetti solidali che interesseranno l’area di Amatrice. Di questi, il 60% solo nel concertone di Collemaggio, grazie all’afflusso di 5.700 spettatori, transitati ai controlli di sicurezza, mentre si valuta che migliaia di persone abbiano fatto avanti e indietro sul viale. Questi i numeri della terza maratona jazz, un evento impeccabile dal punto di vista della difficilissima organizzazione musicale, ma che ha registrato una risposta ben diversa da parte della gente. Ne sanno qualcosa ristoratori e commercianti che si sono fatti trovare preparati all’evento, forti dell’esperienza di due anni fa quando, dopo le 22, l’unica cosa commestibile da mangiare in giro era lo zucchero filato. Quest’anno, gran parte del pubblico ha preferito uscire solo nel tardo pomeriggio, lasciando alcune postazioni semideserte a inizio kermesse. Un elemento, quello delle presenze, che ha ridotto gli affari di locali e punti ristoro.
Lo sa bene Luca Ciuffetelli del bar del Corso che pure nel periodo della Perdonanza aveva lavorato molto anche grazie alla qualità del programma di musica dal vivo: «Pensavo di dover accogliere moltissime persone e invece molti panini e tramezzini sono rimasti invenduti». Stessa esperienza per Alberto Capretti (Fiva Confcommercio): «Due anni fa, nel giro di poche ore riuscii a vendere 500 t-shirt, stavolta le cose sono andate diversamente». Novità di quest’anno è stato il villaggio del gusto dislocato in quattro punti: parco del Castello, piazza San Bernardino, piazza Duomo e Villa comunale. Un’ottima idea sulla carta, tuttavia la sua realizzazione ha dovuto fare i conti con un l’affluenza e con un po’ di problemi di logistica. «Fino alle 18 abbiamo lavorato veramente poco», sottolinea Riccardo Muzi che, insieme all’insegnante di tango Helga Corpora, ha allestito una postazione di street food alla villa comunale. «Le cose sono andate leggermente meglio in serata, ma riusciamo a malapena a rifarci delle spese. Del resto, nessuno ha vigilato sugli abusivi che si sono messi a vendere indisturbati proprio a ridosso delle postazioni autorizzate».
E c’è chi contesta anche le scelte di chi ha organizzato questi villaggi food, sotto al cartellone dei Tipici dei Parchi. «Questo evento nell’evento», scrive Giovanni Cialone, in una riflessione affidata ai social network, «è stato organizzato da Carsa con sponsor d’eccezione come Touring club, con il contributo di Fondazione Carispaq e Federparchi. Doveva essere un momento di promozione e vendita dei prodotti dei Parchi e delle aziende del territorio e invece, di promozione, c’era poco o nulla. Dei 18 stalli indicati forse due potevano fare riferimento ai parchi. E cosi abbiamo saputo che, per l’occasione, sono diventati prodotti tipici dei parchi – udite, udite – “pizza e mortazza” (cioè pizza e mortadella), o la frittura di pesce di due signori che venivano da Roccasecca (Cassino). E ancora: sono famosi prodotti dei Parchi i salumi di aziende industriali, le birre, la piadina romagnola, le crêpe e le porchetterie».
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