In centro pratiche in ritardo di 5 anni

Riedificazione lenta e a macchia di leopardo con i cantieri che soffocano chi è rientrato dentro le mura
L’AQUILA. È ancora lontano l’obiettivo del completamento della ricostruzione nel centro storico. E si parla di edifici privati e non pubblici, perché in questo secondo caso la partita è ancora soltanto all’inizio.
Nonostante nel vecchio cronoprogramma il centro storico abbia avuto priorità assoluta, ci sono pratiche di ricostruzione di edifici privati – come nel caso della zona di piazza Fontesecco – che hanno un ritardo fino a 1500 giorni (oltre 5 anni), mentre la legge prevede 90 giorni di tempo dall’approvazione del progetto esecutivo, come fa sapere il sindaco, Pierluigi Biondi. Ritardi non dovuti soltanto a lentezze burocratiche, ma anche a problemi di progettazione.
Un altro caso emblematico, ad esempio, è una pratica di un aggregato consegnata il 22 maggio 2016, autorizzata dal Comune per la Sp2 (la parte seconda, quindi l’inizio lavori), ritirata dal presidente del Consorzio dopo due anni, il 18 maggio 2018.
E di questi casi, purtroppo, fa sapere il sindaco Biondi, ce ne sono tanti.
Una delle zone dove da nove anni e mezzo è rimasto tutto come il 6 aprile 2009, è da via Sallustio (angolo via Camponeschi) fino a Fontesecco. Non c’è omogeneità nella ricostruzione, come si evince anche dalle foto accanto. A Palazzo Antonelli, ad esempio – un edificio vincolato del 1700 – fanno da cornice due palazzi, uno sempre vincolato e l’altro no, che stanno perdendo pezzi, tanto che è stato necessario transennare tutto il marciapiede sottostante.
In via Antonelli – un altro esempio – non si muove nulla. E questo mentre molte famiglie sono rientrate e sono costrette a vivere in mezzo ai cantieri, con tutte le problematiche che ne conseguono, a cominciare dai servizi minimi, come lo smaltimento dei rifiuti, la manutenzione delle strade e la pubblica illuminazione.
Eppure, dicono i residenti che sono rientrati, le bollette da quasi 500 euro arrivano regolarmente. Stesso discorso in piazza San Domenico, dove gli aggregati vengono ricostruiti a singhiozzo e a macchia di leopardo. Eppure, secondo il vecchio cronoprogramma, l’asse centrale è concluso e sono partite le frazioni, come si è visto anche dagli ultimi due elenchi pubblicati dal Comune, dove circa la metà dei contributi è rivolta ai paesi intorno, in particolare quelli D4 e D5, cioè i più danneggiati dal terremoto del 2009, come Onna, Paganica, Tempera. Quella della ricostruzione del centro storico è una situazione difficile da inquadrare, perché ci sono tante, troppe variabili che la rendono sempre più complicata.
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