«In Italia si fa ancora poco per la sicurezza delle case»
I geologi fanno il punto della situazione. E poi una proposta con l’Associazione dei familiari degli studenti deceduti: «Prevenzione, sì al libretto dei fabbricati»
L’AQUILA. «Siamo ancora lontani da una politica di prevenzione del rischio sismico, nonostante le condizioni del territorio italiano». Sono parole del presidente del Consiglio nazionale dei geologi, Francesco Peduto, che ieri ha partecipato alla cerimonia nel corso della quale è stato conferito il premio di laurea Avus (Associazione vittime universitarie del sisma), alla geologa neo laureata Tatiana Ioppolo. La tesi vincitrice del premio, finanziato con la vendita del libro “Macerie dentro e fuori”, del giornalista Umberto Braccili, verte su “Relazioni empiriche tra parametri strumentali del moto del suolo: l’intensità Mcs per i terremoti di magnitudo moderata. La sequenza in pianura Padana nel 2012”. All’auditorium Renzo Piano, oltre ai familiari delle vittime, anche l’ambasciatore di Israele, numerosi sindaci ed esponenti della comunità scientifica dei geologi. A coordinare i lavori il presidente regionale dei geologi, Nicola Tullo. «Chiediamo da decenni» ha aggiunto il presidente Peduto «il cosiddetto fascicolo del fabbricato. Solo così avremo contezza dello stato in cui versa il nostro patrimonio». Per il terremoto dell’Aquila, ha detto il sindaco Massimo Cialente «sono stati impegnati circa 15 miliardi di euro. Quanta prevenzione avremmo potuto fare con quei soldi?». Non c’è dubbio, ha aggiunto Giovanni Lolli, vicepresidente della giunta regionale, «che uno Stato che ha speso e continua a spendere per l’emergenza ha il dovere di porsi il problema di quanto potrebbe risparmiare se una parte di queste risorse decidesse di destinarle alla prevenzione». Il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio De Crescentis, ha posto l’accento sull’inadeguatezza delle risorse a disposizione, per quanto riguarda ad esempio il miglioramento sismico degli edifici scolastici. Anche la rettrice dell’ateneo aquilano, Paola Inverardi, ha premuto sul tasto risorse. «Continuiamo a combattere col problema dei finanziamenti per interventi di manutenzione che dovrebbero essere ovvi» ha sottolineato «sperando che nel frattempo non succeda niente».
«Sono qui per un senso di profondo rispetto nei confronti dei ragazzi morti» ha detto il procuratore della Repubblica facente funzioni Stefano Gallo «che dalle misure prevenzione dovevano essere tutelati e non lo sono stati. Le norme di prevenzione vengono vissute con fastidio perché rappresentano costi, e l’elusione di queste norme si paga in tempi lunghi». A seguire alcuni familiari delle vittime. «A sette anni il dolore è qualcosa di intimo» ha detto Vincenzo Vittorini «che ti compenetra. Le macerie dentro sono tutto quello che poteva essere fatto e non è stato fatto, e tutto quello che si potrebbe fare ma che non verrà mai fatto».
In sala anche Marta Valente, la studentessa estratta viva dalle macerie dopo 23 ore dal terremoto, alla quale non è stato riconosciuto il diritto al rimborso di cure costosissime, perché residente al di fuori del cratere. «Sono emozionata perché è la prima volta che torno all’Aquila per una manifestazione. Non ho partecipato perché non ce la facevo. Ho imparato però che bisogna cercare di trasformare il dolore in qualcosa di positivo, di utile».
Tra le mancanze segnalate dai geologi oltre al libretto del fabbricato anche piani di protezione civile degni di questo nome, una informazione e sensibilizzazione nei confronti della popolazione e lezioni specifiche nelle scuole che potrebbero cambiare dalla base la cultura della prevenzione oggi quasi inesistente.
Angela Baglioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA

