In migliaia in fila per la visita al Mammut

20 Settembre 2015

Tantissimi i bambini affascinati dalla vista del “gigante” esposto in un’ala del Forte Spagnolo

L’AQUILA. «Mamma, voglio entrare dentro la stanza dove si trova il Mammut e voglio fare un urlo fortissimo per vedere se tutti si girano». Il bambino sul passeggino ha le idee chiare. Usa il tempo che c’è da aspettare davanti all’ingresso principale del Forte Spagnolo per affinare le strategie. Quella che ha davanti è una grande occasione: uno come il Mammut, con la sua zanna da centocinquanta chili e un milione e trecentomila anni alle spalle non si incontra tutti i giorni. E poi il Castello è ancora chiuso per i lavori, chissà quando ricapita. Quindi, da appena sveglio – non lo dice ma lo si legge sulla faccia della madre – ha assillato i genitori per farsi accompagnare alla svelta. Al mattino la fila non è molta, ma si entra in gruppi ristretti e le scolaresche hanno la precedenza. Anche una delegazione della polizia con in testa il questore Alfonso Terribile, si presenta al taglio del nastro in occasione delle Giornate europee del patrimonio. Diciotto mesi ci sono voluti per restaurare i resti ben conservati di questo esemplare, alto quattro metri e lungo sette, che dagli anni Sessanta è entrato a far parte del patrimonio culturale della città dell’Aquila. Nell’arco della giornata si sono alternate migliaia di persone, complice la bella giornata e la concomitanza di altri eventi nel parco del Castello, come la festa dell’Unità, la gara di Duathlon (corsa-bici-corsa) e la partita dell’Aquila calcio. Per il Mammut si tratta del terzo restauro, finanziato con 600mila euro raccolti dalla Finanza. Un intervento piuttosto complesso, anche a causa dei segni del sisma. La visita è stata accompagnata dalla spiegazione da parte di alcuni addetti della Soprintendenza, ma anche da un percorso multimediale, scandito da pannelli e video. «Il Mammut», è stato spiegato, «pesava qualcosa come 10 tonnellate, ben di più di un elefante normale e passava gran parte della giornata (anche 16 ore) a mangiare e bere». Numeri che impressionano, anche perché gli effetti luminosi sembrano degni della fotografia di Kubrick. Ma i bambini sono usciti tutti sorridenti.

Fabio Iuliano

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