In ritardo il progetto della Scuola del pane

L’AQUILA. L'apertura della Scuola del pane era stata annunciata per settembre. Ma a distanza di mesi, del progetto che ha messo insieme comune di San Demetrio ne’ Vestini, Istituto Da Vinci-Colecchi...
L’AQUILA. L'apertura della Scuola del pane era stata annunciata per settembre. Ma a distanza di mesi, del progetto che ha messo insieme comune di San Demetrio ne’ Vestini, Istituto Da Vinci-Colecchi e Confcommercio, ancora non c'è traccia. La Regione, che sta esaminando l'istruttoria, ha chiesto chiarimenti in relazione alle finalità e allo statuto della Fondazione pubblico-privata, che dovrebbe gestire questa come altre iniziative legate al comprensorio vestino. «Abbiamo già presentato le integrazioni richieste», fa sapere il sindaco di San Demetrio, Silvano Cappelli, che conta di portare a termine al più presto il progetto. «Non siamo in grado, al momento, di indicare una data, ma speriamo di partire presto». In realtà di annunci di inaugurazione della scuola e avvio dei corsi ce ne sono stati parecchi nel tempo. Il primo ad agosto 2017, quando è stato sottoscritto l'accordo, nella sede dell'Istituto alberghiero, che avrebbe dovuto sancire, di lì a poco, l'avvio dei corsi. In quell'occasione, era stato il direttore della Confcommercio, Celso Cioni a sottolineare le finalità dell'iniziativa. «La scuola del pane», le sue parole, «rappresenta il fulcro di un importante progetto per la qualificazione e la formazione di figure professionali che operino nelle attività di panificazione e pasticceria, superando la frattura esistente tra formazione e lavoro, in un settore che richiede sempre più personale specializzato». La scelta di San Demetrio come sede della scuola non è casuale: è qui che, nel 1915, il marchese Raffaele Cappelli, senatore del Regno d'Italia, incaricò il genetista Nazzareno Strampelli di effettuare delle semine sperimentali su alcuni campi di sua proprietà. Ne uscì una varietà di grano autunnale dalle buone qualità di adattabilità, ottime per la panificazione. È il grano al quale, nel 1923, verrà dato il nome di “Senatore Cappelli”. Tanto l'esperimento ebbe successo tra gli agricoltori italiani, che le rese di grano passarono dalle 0,9 tonnellate per ettaro del 1920 a 1,2 tonnellate alla fine degli anni Trenta. Su queste basi poggia il progetto che, nel frattempo, ha accumulato enormi ritardi. (m.p.)
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