Incendi, un anno dopo: quei monti restano feriti

29 Luglio 2021

Da Arischia a Pettino, ettari di pinete cancellati. Dieci giorni per domare i roghi  Taranta: dovremo ragionare sui rimboschimenti, ma la natura sta facendo da sola

L’AQUILA. Erano da poco passate le 14 del 30 luglio dello scorso anno, quando una colonna di fumo si alzava tra Arischia e il Passo delle Capannelle. L'incendio fu spento solo dopo 10 giorni di duro lavoro da parte di centinaia di persone, con lanci continui di acqua da parte dei Canadair e degli elicotteri, e dopo aver divorato centinaia di ettari di bosco. Ancora oggi sono ben visibili i segni dell’incendio che aveva poi raggiunto i boschi dietro Pettino e Cansatessa, alla periferia ovest dell’Aquila, propagandosi fino a raggiungere Pizzoli dalla parte opposta. «Dopo l’incendio», racconta l’assessore all’ambiente del Comune dell’Aquila, Fabrizio Taranta, «e dopo la bonifica a cura dei vigili del fuoco e dei volontari della protezione civile, il Comune dell'Aquila partecipò a un tavolo tecnico con la Regione e i rappresentanti del Comune di Pizzoli, visto che l’incendio aveva colpito anche l’area del Torrente delle Pescine. In quell’occasione la Regione decise di stanziare i fondi per la messa in sicurezza, 380 mila euro complessivi, con il Comune dell’Aquila che ha fatto da stazione appaltante, occupandosi delle gare in somma urgenza per eliminare i pericoli immediati che erano dovuti all’incendio. Va ricordato infatti», spiega Taranta, «che qualche tempo dopo ci fu un nubifragio e alcune strade di Arischia furono allagate da melma nera. Nella parte alta delle colline intorno ad Arischia», continua Taranta, «sono state quindi messe delle piccole briglie per fermare i detriti che potevano essere trasportati a valle dall’acqua. Sono stati ripuliti il fosso e gli alvei, rinforzati gli argini per fermare la velocità dell’acqua e bloccare i detriti che potessero arrivare a valle. Piccole briglie sono state costruite anche a Pettino dove in alcune zone sono stati messi punti di fissaggio per fermare le rocce che potevano scendere a valle, mentre altre sono state fatte cadere».
In quei giorni, nelle aree dell'incendio si è notata la mancanza delle linee tagliafuoco, che avrebbero potuto essere utili per frenare i roghi. Le linee tagliafuoco sono state fatte a Pettino e Cansatessa. Ad Arischia purtroppo no. Qui il discorso è più complicato a causa del fatto che si tratta di area Parco», aggiunge Taranta. Quindi la questione delle polemiche sui volontari che cercavano di dare una mano sulfronte del fuoco. «Le associazioni di protezione civile sono convenzionate con la Regione per l’antincendio boschivo e il personale sulla linea del fuoco deve avere una particolare certificazione (Aib). In quei giorni molti cittadini si erano fatti volontari», ricorda l’assessore, «però il punto è che bisogna fare molta attenzione. Se chi va verso l’incendio non è preparato e attrezzato adeguatamente, rischia di mettere in pericolo la propria vita e condizionare le operazioni si spegnimento. Ci sono però una serie di attività collaterali in cui i volontari non specializzati possono comunque essere molto utili». A distanza di un anno da quei roghi, ora il discorso si sposta sul futuro di quelle aree dove per cinque anni insistono una serie di divieti per evitare un diverso utilizzo di quelle zone andate a fuoco e possibili cambi di destinazione d’uso.
«Tra un po’ di tempo dovremo ragionare sui rimboschimenti», spiega Fabrizio Taranta, «su San Giuliano (area colpita dall'incendio del 2007- ndr), «l’incarico di stilare un progetto per l’area boschiva e i sentieri era stato dato all’Università. Poi, con il passare degli anni, ci si è invece accorti che la natura stava facendo da sola, tra l’altro con alberi molto più pregiati rispetto ai pini neri che sono invece piante pioniere, che si mettono sui terreni aridi. Su San Giuliano», conclude Taranta, «si dovrà fare una selezione delle piante che stanno crescendo, con un nuovo progetto che sarà presentato a breve». (r.p.)
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