L’Aquila

Incendio del Morrone, l’inchiesta cambia direzione: nel mirino finisce la gestione

29 Agosto 2026

Sopralluogo del pubblico ministero, fascicolo aperto contro ignoti e senza ipotesi di reato: per ora dolo escluso

ROCCACASALE. Il fascicolo è stato aperto lo scorso 9 agosto quando le prime fiamme sono comparse sulla sacra montagna di Celestino V. Dopo ventuno giorni di lotta lo scenario rimane desolante e devastante. Mezzi e uomini sono ancora al lavoro e la sera di giovedì hanno ricominciato da capo per “sorpassare” il fuoco che ha divorato centinaia di ettari di bosco. Per questo la procura della Repubblica di Sulmona “accende” i fari sulla gestione dell'emergenza sul Morrone e sposta il tiro dell'inchiesta giudiziaria.

Nei giorni scorsi il sostituto procuratore della Repubblica di Sulmona Edoardo Mariotti ha effettuato un sopralluogo sul fronte incendiario a Roccacasale. Un atto dovuto, ma non scontato, quello del magistrato che è servito a confermare la presenza della Procura in una fase delicata della montagna “sacra”. In ventuno giorni sono stati impiegati in media sessanta uomini al giorno tra protezione civile, vigili del fuoco e nono reggimento alpini e sono stati spesi 4,6 milioni di euro solo per l'impiego di mezzi aerei. Nei momenti più complicati sono volati sono due mezzi sui cieli peligni mentre in alcune giornate si è arrivati a fare il “pieno” con ben sei elicotteri tra flotta dello Stato, protezione civile e Eriksson. Risorse umane, finanziarie e danni incalcolabili che ora finiscono nel mirino dell'autorità giudiziaria. Per il momento non ci sono capi di accusa né indagati. Ma c'è un focus che la procura mantiene vivo per tenere alta l'attenzione sulla gestione dell'emergenza che andrà avanti ancora per qualche giorno.

LE FASI

I primi pennacchi di fumo si erano visti lo scorso nove agosto. L'azione di attacco era stata subito incisiva con due Canadair e due elicotteri. Le squadre da terra avevano dovuto fare i conti con un sottobosco complicato da gestire e con sentieri pressoché inaccessibili a causa del materiale accumulato e della prevenzione del tutto assente. Anche questo un punto su cui la Procura accenderà probabilmente i suoi fari come effetto scatenante dell'incendio. La situazione si era placata alla vigilia del Ferragosto quando il fronte incendiario sembrava sotto controllo. Gli appelli per le arrostate erano arrivati da più parti al fine di preservare la montagna. La sera di domenica 16 agosto il quadro cambia radicalmente. Le raffiche di vento a 150 km/h danno vita al cosiddetto “Morrone bis”. Stessa scena del 2017 con la montagna che brucia questa volta sopra Roccacasale. Un'ipotesi di evacuazione viene subito scartata.

A mettere il centro abitato in sicurezza cosi come gli allevamenti sono stati fin da subito il direttore dell'agenzia regionale di protezione civile Maurizio Scelli e il sindaco di Roccacasale Enrico Pace. Scelli richiede e ottiene dal prefetto Vito Cusumano il nono reggimento degli alpini per dare manforte all'emergenza. L'Esercito arriva sulla montagna il 17 agosto. Il 19 agosto il Genio Militare di Roma manda il Bulldozer in grado di aprire i sentieri. Il vasto rogo diventa silente il 24 agosto. Il 26 agosto si sale sul sentiero R4 dove la protezione civile scrive la storia con l'esercizio realizzando la linea tagliafuoco di cinque chilometri per collegare i Comuni di Roccasale e Pratola Peligna. Per le squadre da terra è più facile arrivare sul fronte. Tutto sembrava finito fino alla sera del 27 agosto quando il vento a 100 km/h rinvigorisce l'incendio. Si torna così indietro di dieci giorni. Tutto come quel 16 agosto. Nella mattinata del 27 agosto un operatore di protezione civile aveva segnalato al direttore delle operazioni di spegnimento un pennacchio residuale in alta montagna. Segnalazione che sarebbe stata del tutto ignorata.

NIENTE DOLO

Il focus della magistratura si sposta quindi sulla gestione dell'emergenza una volta chiarita la natura accidentale del rogo. Secondo la procura peligna l'incendio è partito in un punto irraggiungibile da qualsiasi piromane. I carabinieri della compagnia di Sulmona e i carabinieri forestali hanno effettuato una serie di perlustrazioni e non hanno trovato alcun innesco. Nell'incendio del 2023 erano stati messi sotto inchiesta quattro imprenditori, uno del posto e altri tre del teatino. Al centro dell'attenzione erano finiti la gestione dei pascoli e la lotta per ottenere gli indennizzi europei. Nel 2017 il mega incendio che distrusse 1200 ettari di bosco era rimasto impunito. All'epoca era chiara la matrice dolosa con il rinvenimento di cinque inneschi in cinque Comuni differenti.

I COSTI

Secondo Augusto De Sanctis del Forum H2O, il solo incendio di questi giorni avrebbe già comportato una spesa superiore ai quattro milioni di euro per l’impiego dei mezzi aerei. Un’ora di volo di un Canadair costa circa 5.000 euro, mentre per un elicottero Erickson la spesa può arrivare a circa 7.500 euro. Un elicottero di dimensioni più contenute ha invece un costo orario stimato intorno ai 2.000 euro. In totale sono stati spesi 4,6 milioni. Somme ingenti e il Morrone è ancora lì a bruciare.

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