Inchiesta in Comune, altra indagata Spunta anche il favoreggiamento

25 Agosto 2023

RIVISONDOLI. C’è un’altra indagata nell’inchiesta sulla presunta estorsione nel Comune di Rivisondoli. Si tratta di G.I., responsabile dell’area finanziaria settore tributi dell’ente, che è stata...

RIVISONDOLI. C’è un’altra indagata nell’inchiesta sulla presunta estorsione nel Comune di Rivisondoli. Si tratta di G.I., responsabile dell’area finanziaria settore tributi dell’ente, che è stata iscritta sul registro degli indagati per il reato di favoreggiamento. Secondo le accuse, il funzionario nel corso dell’interrogatorio in qualità di persona informata dei fatti, avrebbe omesso di riferire agli inquirenti alcuni messaggi che avrebbe inviato al vicesindaco Roberto Ciampaglia, in cui quantificava l’ammontare del debito a carico dei napoletani che avevano accusato sindaco e vice di estorsione. Circostanza che è emersa in fase di interrogatorio di garanzia del vice sindaco Ciampaglia, il quale a sostegno della sua tesi aveva prodotto gli screen shot relativi alla conversazione avuta con la funzionaria del Comune. Nel testo del messaggio si chiedeva alla dipendente l’ammontare delle somme da recuperare per il giudizio sulla demolizione di una scala abusiva realizzata al centro del paese proprio dalla famiglia di napoletani estensori della denuncia nei confronti degli amministratori comunali. Secondo l’accusa la condotta della donna, difesa dall’avvocato Pietro Savastano, configurerebbe un favoreggiamento ai fini dell’elusione delle indagini. Intanto, il 14 settembre i tre imputati, il sindaco Giancarlo Iarussi, Ciampaglia e il legale dell’ente, Tania Liberatore, si presenteranno davanti al giudice per le udienze preliminari dopo la richiesta di rinvio a giudizio della Procura. Il Tribunale del riesame aveva revocato l’obbligo di firma e le misure interdittive inflitte dal gip di Sulmona, mentre la Cassazione aveva dichiarato inammissibile il ricorso della Procura per sindaco e avvocato dell’ente e lo aveva rigettato per il vice. I tre sono accusati di aver chiesto la somma di circa 20mila euro a quattro napoletani, uno dei quali condannato nei tre gradi di giudizio per aver costruito la scala di accesso alla propria abitazione sulla pubblica strada comunale, senza alcun titolo di proprietà. A supporto dell’accusa la famiglia avrebbe prodotto una registrazione. Gli imputati, sin da subito, avevano spiegato di aver agito nell’interesse dell’ente, fornendo ampia documentazione al riguardo, ribadendo pure che l’incontro con i denuncianti finalizzato alla transazione è stato svolto nell’aula consiliare del Comune e in presenza di altri amministratori. (c.l.)
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