Inchiesta sulla schiuma nel Liri: nel mirino industrie della città

17 Gennaio 2024

Scagionate le aziende agricole del Fucino, lo sversamento del carbonato di calcio ha origini differenti Dionisio (Arta): «Accertamenti scrupolosi eseguiti lungo il fiume, finora esclusa morìa di pesci»

AVEZZANO. Scagionate le aziende agricole del Fucino. Le indagini per l’accertamento delle cause che hanno generato la schiuma lungo alcuni emissari del fiume Liri si concentrano ora su una serie di stabilimenti della zona industriale di Avezzano. Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta, al momento contro ignoti, che punterà a far luce sulle responsabilità dell’accaduto. La presenza di carbonato di calcio (si resta in attesa del responso ufficiale delle analisi dell’Arta) nelle acque superficiali e nei pozzetti di controllo lungo le condotte del fiume, esclude il coinvolgimento del comparto agro-zootecnico, spesso sotto accusa quale fonte di inquinamento ambientale, sia in ragione delle emissioni in atmosfera, sia per l’utilizzo di composti imputati quali responsabili dell’alterazione della biodiversità. In questo caso l’agricoltura intensiva del Fucino non ha nulla a che fare con la comparsa della particolare sostanza sullo strato superficiale del corso fluviale. Al fine di rintracciare i responsabili si procederà perciò ai campionamenti degli scarichi degli stabilimenti industriali che ricadono nell’area di interesse, vale a dire Fosso 1, nel quale confluiscono le acque reflue della Circonfucense di Avezzano. Il direttore generale dell’Arta, Maurizio Dionisio, non ha mai nascosto in questi giorni la convinzione che dietro l’evento vi sia il rilascio della sostanza alcalinizzante, la cui presenza era stata già ipotizzata dopo un primo esame visivo della schiuma da parte dei ricercatori dell’agenzia. Sarà necessario attendere l’ufficialità dell’Arta rispetto alle analisi dei campioni analizzati. La presenza dell’additivo riporta di fatto l’attenzione sulla regolamentazione degli scarichi per il corretto trattamento delle acque reflue industriali, quale strumento fondamentale per la tutela ambientale. Nel frattempo proseguono i sopralluoghi ispettivi nelle aree fluviali in cui si era depositata la sostanza. Nella mattinata di ieri i tecnici dell’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente, congiuntamente ai carabinieri forestali di Canistro, hanno effettuato ulteriori campionamenti delle acque superficiali su alcuni canali di raccolta del fiume Liri, al fine di accertare lo stato ecologico del copro idrico. «Sono state condotte misure sul posto», ha spiegato Maurizio Dionisio, «circa i parametri chimico fisici quali temperatura, ossigeno disciolto, conducibilità e Ph, necessari per la valutazione dello stato di qualità delle acque. Ulteriore elemento oggetto di diagnosi, la salute della fauna ittica. L’indagine visiva eseguita con scrupolo in più parti degli emissari, non ha rilevato morìa di pesci».
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