Incinta di 8 mesi perde la bimba La perizia scagiona due medici

4 Agosto 2023

La donna era finita in Rianimazione dieci giorni dopo la somministrazione del vaccino per la pertosse Escluse responsabilità da parte dei dottori indagati, ma la Procura chiede ulteriori accertamenti

SULMONA. Sono finiti sotto inchiesta perché, secondo l’accusa, sarebbero direttamente coinvolti nella morte della bimba che una donna all’ottavo mese di gravidanza portava in grembo. Donna che dieci giorni prima si era sottoposta alla vaccinazione per la pertosse. Ma la perizia disposta dal sostituto procuratore Edoardo Mariotti scagiona Gianluca Di Luigi, primario del reparto di ginecologia dell’ospedale di Sulmona, e Alberto Capodacqua, medico vaccinatore. Infatti, nell’incidente probatorio chiesto e ottenuto da Mariotti per stabilire se vi fossero responsabilità dei medici curanti, i periti Luigi Miccolis e Claudio Celentano dichiarano che «non si evidenziano nessi di casualità tra l’evento morte endouterina e il comportamento dei sanitari che è apparso rispettoso delle moderne linee guida». Nello specifico i periti hanno rilevato che il ginecologo ha dato l’indicazione alla vaccinoprofilassi per la pertosse come da raccomandazione ministeriale e il medico vaccinatore ha eseguito il booster come previsto dalle stesse linee guida. Entrambi hanno rispettato, secondo le risultanze della perizia, l’informativa del novembre 2019 relativa alla pratica vaccinale, nel corso del terzo trimestre, relativo alla pertosse. In caso di soggetto non vaccinato, peraltro, non esistono controindicazioni all’utilizzo del booster anche all’ottavo mese di gravidanza, in quanto lo stesso è composto «dagli stessi tossoidi per tetano, difterite e pertosse». I fatti risalgono al luglio del 2021 quando la donna, assistita dall’avvocato Vincenzo Margiotta, ha spiegato di essersi sottoposta, su consiglio del ginecologo, alla vaccinazione antipertosse eseguita il 21 giugno. Poi gonfiore, malessere, il viaggio a casa di parenti e le perdite ematiche che hanno costretto la donna a recarsi in pronto soccorso. Qui l’inaspettata diagnosi del decesso della bambina che portava in grembo e il conseguente suo ricovero in terapia intensiva. Secondo l’accusa il siero non poteva essere iniettato poiché mancava una vaccinazione precedente. Inoltre, sempre secondo le accuse, non si sarebbe proceduto a uno screening vaccinale e all’anamnesi medica prima dell’inoculazione della dose. Da qui la decisione della donna di voler far luce sulla sua interruzione di gravidanza. Ma le conclusioni dei due periti sembrano dare ragione alla difesa. Tuttavia l’inchiesta prosegue poiché il sostituto procuratore ha chiesto agli stessi consulenti tecnici di integrare la relazione per accertare altre circostanze in ordine alla vicenda.
In particolare il pm ha chiesto di approfondire e riferire le modalità della prescrizione medica e di esecuzione del triage pre-vaccinale; di accertare le modalità di esecuzione dell’inoculazione del vaccino e in che parte del corpo è stata effettuata e di chiarire la causa dell’infezione rilevata il 21 agosto all’ospedale dell’Aquila.
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