«Indagato libero, scelta discutibile»

L’avvocatessa Giannangeli (Centro antiviolenza): «Sforzi diretti a trovare sempre punti di attenuazione di responsabilità»
L’AQUILA. Sgomento, ma non certo sorpresa. La reazione delle donne della galassia che afferisce al Centro antiviolenza “Associazione Donatella Tellini” e alla Casa delle Donne – dopo la decisione del giudice per le indagini preliminari Roberto Ferrari di lasciare in libertà Piero Coletti, 31 anni, l’unico indagato per il caso di violenza sessuale avvenuto all’antivigilia di Natale dopo una festa, con l’unica prescrizione del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima, mentre il pm voleva il carcere – non si è fatta attendere.
Simona Giannangeli, avvocata e responsabile del Centro antiviolenza, esprime la posizione dell’associazione a tutela delle donne. «Stiamo seguendo il caso con la dovuta attenzione», spiega. «Già all’indomani dell’accaduto ci siamo dichiarate a fianco della donna stuprata e ci siamo messe a disposizione con tutta la nostra struttura, se e quando la giovane vorrà rivolgersi a noi. Continueremo a seguire la vicenda nella misura in cui la persona offesa ce lo permetterà e ribadiamo ancora una volta, e questo mi preme dirlo come avvocata e presidente del Centro antiviolenza, che dal punto di vista giuridico è stata fatta una scelta a dir poco discutibile».
Giannangeli argomenta la sua posizione. «Non conoscendo gli atti di causa, sono certamente necessarie tutte le cautele. Ma nessuna cautela mi sento di usare per il fatto che ancora una volta, di fronte al racconto di una donna che riferisce di essere stata stuprata, lo sforzo è quello di attenuare in qualche modo la condotta imputata all’indagato. Quest’ultimo episodio avvenuto all’Aquila possiamo dire che è in sintonia con quello che accade spesso in Italia. Quando i giudici, a vario titolo, sono chiamati a esprimere un giudizio in processi per reati sessuali, sembra che lo sforzo sia sempre e soltanto quello di verificare la condotta dell’indagato per trovare punti di attenuazione della responsabilità. E la pronuncia fatta dal gip rivela ancora una volta questo sforzo di attenzione. Capisco che l’indagato abbia diritto a tutte le tutele. Si è innocenti fino a prova contraria, però questo tipo di pronunce sono indicative di una cultura ancora dominante in questo paese», prosegue l’avvocatessa, «per cui la donna che racconta di essere stata stuprata non viene creduta, se viene creduta viene sottoposta lei stessa ad esame e a giudizio e si pone particolare attenzione a certi comportamenti che vengono ritenuti sintomatici di un pentimento. A noi interessa capire come mai si presti tutta questa attenzione agli uomini indagati per reati sessuali e non si presti la stessa attenzione alle persone offese dai reati. Una sorta di doppio binario che mi lascia sgomenta, pur confermando il livello culturale nel quale siamo immersi. La battaglia dentro le aule giudiziarie è di questo tipo e va fatta, come proviamo a fare, ogni giorno».
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