Indennizzi, ecco il disegno di legge

Fina (Pd) presenta il ddl da 40 milioni: «Riconoscere che lo Stato è in debito»
L’AQUILA. Un disegno di legge in favore dei familiari delle vittime del terremoto che ha sconvolto L’Aquila nel 2009: lo ha presentato Michele Fina, senatore del Partito democratico eletto con le elezioni politiche del settembre scorso.
«Ho risposto all’appello come cittadino perché qui non conta l’appartenenza», dichiara il senatore, «ma un parlamentare può fare qualcosa. Io ho depositato in queste ore un disegno di legge, a partire da quello proposto alla Camera da Stefania Pezzopane nella precedente legislatura, per “Disposizioni in favore dei familiari delle vittime dei terremoti del 2009 e del 2016”.
Fina, che è anche segretario del Pd abruzzese, ha partecipato domenica alla manifestazione “Le vittime non hanno colpa”, che si è tenuta di fronte all’Emiciclo all’Aquila. Il ddl depositato dal senatore dem prevedendo un fondo di 40 milioni nel 2023 per gli indennizzi, oltre a facilitazioni per il collocamento lavorativo per i familiari delle vittime del sisma di tredici anni fa.
«Spero che questa legge», aggiunge il senatore del Partito democratico, «possa essere condivisa da tutti, e intendo non solo le parti politiche ma anche le altre parti del Paese. Per la dignità e la giustizia e il rispetto che le vittime meritano. Il punto non è solo avere riconoscimenti economici e collocamento obbligatorio», sottolinea Fina, «ma riconoscere che lo Stato è in debito verso le vittime».
Fina ha anche ringraziato gli organizzatori della manifestazione di domenica scorsa, che «nasce dal basso e che ha coinvolto spontaneamente tantissime cittadini. Ad una sentenza incomprensibile si poteva rispondere con l’avvilimento o con l’indignazione. Solo la seconda fa reagire, combattere, per non piegarsi all’idea che fa comodo a troppi che tutto questo finisca in ombra, senza più rompere troppo le scatole. Dietro questo 30% di responsabilità c’è un’idea di società che rimette al centro il senso di colpa. Un senso di colpa», conclude il senatore, «che le vittime conoscono bene, alimentato da chi ti guarda a volte con paternalismo». (a.r.)

