Infermiera morta, la sua prof: alunna speciale, resta nel cuore

La scrittrice e docente Patrizia Tocci ricorda Federica D’Innocenzo, 37 anni, allieva all’Itis D’Aosta: «Ho passato con lei tre anni e siamo rimaste in contatto, ragazza sensibile e di una profondità inusuale»
L’AQUILA. «Un’alunna speciale, di quelle che ti rimangono nel cuore». Tra le tante persone sconvolte dalla morte di Federica D’Innocenzo, l’infermiera di 37 anni trovata senza vita nel suo appartamento sabato, c’è anche la scrittrice e docente Patrizia Tocci, che ora insegna materie letterarie a Pescara, ma è stata la sua professoressa all’Itis Amedeo D’Aosta dell’Aquila. «Con alcuni ex alunni ho mantenuto un legame particolare», racconta al Centro la docente, «e Federica era tra questi. Ho passato tre anni con lei e i suoi compagni, che frequentavano l’indirizzo di Chimica, e poi abbiamo continuato a sentirci. L’ultima volta con Federica è stata per gli auguri di Capodanno e nel messaggio che ci siamo scambiate in chat lei era incerta tra il tu e il lei, come spesso accade con i miei ex studenti che sono diventati uomini e donne. Già ai tempi delle superiori la ricordo con una grande sensibilità, era una ragazza particolare, molto timida, ma anche con una profondità inusuale, che traspariva nei sui temi di italiano, dove spesso le davo 8, proprio per questa caratteristica».
Con quella classe la professoressa Tocci è rimasta in contatto negli anni: «Sono i miei alunni del terremoto», aggiunge, «quelli che mi hanno chiamata la notte del 6 aprile, con loro ho vissuto il post-sisma, abbiamo condiviso quel periodo terribile. E c’era anche Federica, con mi cercava per avere consigli nei momenti di difficoltà, che aveva trovato in me una confidente, ma manteneva rispetto e gentilezza e ormai donna continuava a essere incerta, quando parlavamo, tra darmi del tu o del lei. Ecco, questa era Federica, che si è incamminata troppo presto». La notizia della sua morte l’ha lasciata attonita: «Nessuno di noi sa quello che c’è nel cuore degli altri», sottolinea la professoressa, «e trovare una motivazione quando accadono queste tragedie non serve a molto. Buon viaggio, piccola».
Federica lavorava all’ospedale San Salvatore, al reparto di Medicina, prima era stata in servizio nella casa di cura Villa Dorotea e amava la sua professione. Moltissimi i messaggi di cordoglio e di vicinanza alla famiglia, lasciati sui social, sconvolta la comunità di Civitaretenga, frazione di Navelli, dove era nata e dove vivono i genitori Luigi e Ines e il fratello Antonio. Lei si era trasferita all’Aquila, nel quartiere di Sant’Antonio e sabato era attesa per un pranzo in famiglia. Ma non è mai arrivata.
Poi la tragica scoperta: per la polizia scientifica, che ha eseguito i rilievi e che avrebbe escluso la responsabilità di terze persone, potrebbe trattarsi di un gesto estremo e si sta vagliando un biglietto scritto dalla donna e trovato nell'appartamento La Procura ha aperto un’inchiesta e sarà l’autopsia, nei prossimi giorni, a far luce sulle cause della morte. Da fissare la data dei funerali.
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