Infn e i neutrini, ecco il rivelatore Legend

8 Settembre 2019

L’esperimento ai Laboratori del Gran Sasso finora è stato portato avanti con lo strumento Gerda

L’AQUILA. L’esperimento Gerda, ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso (Lngs) dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), che ricerca il rarissimo decadimento doppio beta senza emissione di neutrini, una sorta di Sacro Graal per la fisica delle particelle elementari, ha conquistato un altro importante traguardo scientifico, raggiungendo un nuovo record di sensibilità. «Questo risultato è stato ottenuto dopo aver raccolto dati ininterrottamente per due anni e mezzo e aver ridotto a un livello bassissimo gli eventi che costituiscono il cosiddetto “rumore di fondo”», si legge in una nota dell’Infn. «Il risultato è stato pubblicato il 5 settembre su Science. Il “decadimento doppio beta senza emissione di neutrini”, se rivelato, fornirebbe informazioni essenziali sulla natura dei neutrini: ci consentirebbe, per esempio, di sapere se i neutrini sono identici alle loro antiparticelle, di ottenere indicazioni sul meccanismo che dà loro massa e sul perché nell’universo attuale c’è molta più materia che antimateria. Il decadimento ancora sfugge all’osservazione, ma Gerda è il primo esperimento a raggiungere una sensibilità per il tempo di dimezzamento (il tempo che deve trascorrere affinché la metà dei nuclei dia luogo al decadimento) di oltre 10 ventiseiesimi anni, di gran lunga superiore all’età dell’universo».
«Il risultato ottenuto dimostra come l’idea scientifica di base e le soluzioni tecniche adottate siano state vincenti, essendo riusciti a ottenere un fondo molto basso, e una elevata affidabilità dell’apparato», sottolinea Riccardo Brugnera, ricercatore Infn e professore all’Università di Padova, responsabile internazionale dell’esperimento. «Gerda terminerà alla fine di quest’anno e sarà sostituito da un nuovo apparato, Legend-200, basato sugli stessi principi, ma con un numero 5 volte superiore di rivelatori».