Insegue ladro e va sotto processo: assolto
Conclusi in tribunale cinque anni di incubo per Marco Bove che aveva assistito al furto in un’auto
AVEZZANO. Aveva visto un giovane che armeggiava all'interno di un’auto Clio Renault con fare sospetto, ma non si era voltato “dall’altra parte”, facendo finta di nulla. Sette anni dopo, per i contorni di quella vicenda che, dopo il suo inseguimento a piedi per le vie del centro, consentì ai carabinieri di fermare il ladro, l’avezzanese Marco Bove è finito alla sbarra. Con l’accusa di avere rotto un dente incisivo e lussato una spalla al ladro e la richiesta di sei mesi di reclusione da parte del pm. Il giovane, difeso dall’avvocato Cristian Carpineta, che ha smontato le tesi della pubblica accusa, con la determinante testimonianza dei militari dell’Arma, che la sera del 12 maggio 2012 fermarono il ladro, è stato assolto. Forse, però, la prossima volta si volterà “dall’altra parte”.
L’episodio è accaduto in un tardo pomeriggio di 7 anni fa: Bove stava passeggiando con il cane, quando notò un giovane che, dopo avere rovistato all’interno di una Clio Renault, si stava dileguando con qualcosa in mano: un navigatore Tom Tom. Bove ha allertato i carabinieri ed è stato invitato a seguire il giovane, in attesa dell’arrivo della pattuglia. Percorsi alcuni isolati, poco prima di arrivare alla stazione ferroviaria, il ladro si è accorto di essere seguito: così è voltato e ha iniziato a inveire contro l'inseguitore, fino ad arrivare al contatto fisico. Nel frattempo sono arrivati i carabinieri, che hanno fermato il sospettato e hanno portato in caserma. Poi la storia del furto ha imboccato due direzioni diverse: poiché il giovane ladro denunciato per furto e danneggiamenti – già noto alle forze dell’ordine – il giorno successivo è andato al pronto soccorso, lamentando un problema a una spalla e (qualche giorno dopo) la rottura di un incisivo, addebitati al contatto fisico del giorno precedente con il suo inseguitore. Per il cittadino che aveva scelto di non voltarsi dall’altra parte e far finta di nulla, quindi, è scattata la denuncia con l’accusa di avere causato lesioni volontarie all’autore del furto spaccata. È stato l’inizio di cinque lunghi anni di udienze in tribunale, ora conclusi con l’assoluzione dell’imputato. Il suo legale, Carpineta, confortato dalla testimonianza dei carabinieri intervenuti il giorno del fatto, ha smontato la tesi dell’accusa, che sosteneva il “nesso di causalità tra il movimentato inseguimento post-furto del 12 maggio 2012 e i danni fisici lamentati dal ladro”.
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