Intasca la pensione della pensionata morta

10 Giugno 2021

Condannato a tre anni ex funzionario del Comune di Secinaro: truffa allo Stato per circa 46mila euro

SECINARO. Per tre anni ha continuato a percepire la pensione nonostante l’anziana che gli era stata lasciata in affidamento dai figli fosse deceduta. In tutto circa 46mila euro che Luigi Barbati, ex funzionario del Comune di Secinaro, ha continuato a percepire ogni mese, dal febbraio del 2014 al marzo del 2017. Il tribunale di Sulmona, riunito in composizione collegiale, lo ha condannato a 3 anni di reclusione per truffa ai danni dello Stato. L’ex funzionario comunale in servizio a Secinaro, oltre alla condanna, dovrà restituire all’Inps tutto il denaro percepito illegalmente. La vicenda nasce da un accertamento avviato dalla sede Inps di Sulmona che ha chiesto alla Guardia di finanza di fare una verifica su alcuni casi sospetti, tra i quali appunto quello di un’anziana che aveva due codici fiscali. Nel corso della sua attività di indagine, le Fiamme gialle hanno accertato che l’anziana era titolare di due codici fiscali e che con la sua morte il Comune ne aveva indicato all’Inps uno solo, mentre sull’altro l’istituto di previdenza ha continuato a versare la pensione come se l’anziana fosse ancora in vita. Soldi che Barbati, per l’accusa, ha continuato a incassare. Da qui la denuncia nei confronti dell’ex funzionario di Secinaro. Originariamente l’accusa era di appropriazione indebita, ma è stata cambiata nel corso del processo, tanto che all’imputato è stato contestato il reato di truffa ai danni dello Stato. Ed è proprio su questo particolare giudiziario che il legale dell’imputato, l’avvocato Maria Grazia Lepore, punta decisamente per ribaltare la sentenza. «Proporremo Appello perché la sentenza appare iniqua e inutilmente gravosa», afferma il legale, «c’è stato l’errore del codice fiscale messo erroneamente nei canali dell’Inps, ma durante il dibattimento non è stata raggiunta la prova che l’abbia fatto lui. Aspetteremo le motivazioni e poi proporremo Appello», conclude l’avvocato Lepore, «anche perché per due volte, la prima in fase di udienza preliminare e l’ultima poco prima della sentenza, è stato cambiato il capo d’imputazione». (c.l.)
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