Intecs in pressing sulla Regione Lolli: «Mai ricevuto richieste»

In ballo tre progetti presentati alla Regione, il vicepresidente della giunta prende le distanze Pezzopane (Pd) annuncia l’interrogazione: «L’azienda non usi i ricercatori come scudi umani»
L’AQUILA. «Non ho ricevuto richieste, se fossero arrivate sarebbe stato un fatto gravissimo».
Il vicepresidente della Regione Giovanni Lolli commenta così la notizia sulle presunte pressioni da parte della Intecs, l’azienda che ha annunciato la chiusura del laboratorio di ricerca e sviluppo aquilano. Ma che sarebbe pronta a fare marcia indietro, se venissero finanziati i tre progetti presentati alla Regione Abruzzo. La vicenda, portata alla luce dal quotidiano online Newstown, chiama in causa l’amministratore delegato di Intecs Marco Casucci.
Esprimono sconcerto i 68 ricercatori e le Rsu, chiedendo alle istituzioni locali di «prendere le distanze da questi imprenditori», e insorge la Fiom: «Messo così potrebbe sembrare un ricatto, con i ricercatori ostaggi». A rincarare la dose è la senatrice Pd Stefania Pezzopane. «I ricercatori usati come scudo umano per ottenere risorse pubbliche? Ho presentato un’interrogazione parlamentare».
Oggi è previsto l’incontro per la procedura di chiusura dello stabilimento. E proprio questo atto, annunciato un mese fa, taglierebbe le gambe, secondo Lolli, a qualsiasi ipotesi di voler pilotare i finanziamenti. «Intecs ha partecipato a tre bandi, attualmente al vaglio delle commissioni. Ma è bene ricordare che uno dei requisiti fondamentali è certamente il mantenimento, se non il potenziamento dell’occupazione. Inoltre, per il bando Horizon per le regioni in transizione, so che alla voce bilancio si trova all’ultimo posto. Gli altri due sono bandi Por Fesr. Con me non si sono permessi di chiedere nulla, questo modo di agire non mi appartiene e sarebbe anche illegale. Io sono fermo all’accordo con cui si salvavano almeno 30 posti, poi spazzato via dalla novità della procedura di chiusura. Continuerò a lavorare per salvaguardare le alte professionalità dei ricercatori».
Per le Rsu si tratta di «atto inqualificabile. Ne emerge l’evidente inadeguatezza di Intecs a fare vera impresa, unitamente a un discutibile concetto del supporto che un territorio può dare alle imprese. Bene hanno fatto i lavoratori e la Fiom a diffidare le istituzioni dal dare credito a quest’azienda che, sin dal suo insediamento, ha solo preso in termini di competenze, attività e strumentazione». Per il segretario Fiom Alfredo Fegatelli, «un’azienda incapace per anni di valorizzare un patrimonio tecnologico e che ha saputo solo ricorrere agli ammortizzatori sociali, oggi fa intendere che se qualcuno si sbriga, con riferimento probabilmente alle istituzioni, a dare risposta sui progetti presentati, forse qualche ricercatore viene salvato. Le istituzioni non possono e non devono cedere in questa vicenda, piuttosto devono individuare imprenditori seri che siano in condizioni di restituire dignità ai ricercatori ex Siemens e a un territorio che subito dopo il sisma ha dimostrato di volersi rialzare».
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