Intercompel, scagionati in tre dall’accusa di bancarotta
L’AQUILA. Erano finiti sotto accusa per bancarotta preferenziale, cioè per aver favorito un creditore rispetto a un altro, nell’ambito della complessa fase di passaggi societari relativa alla vicenda...
L’AQUILA. Erano finiti sotto accusa per bancarotta preferenziale, cioè per aver favorito un creditore rispetto a un altro, nell’ambito della complessa fase di passaggi societari relativa alla vicenda Intercompel-Cn System. Ieri, in sede di udienza preliminare, sono stati prosciolti dall’accusa perché il fatto non sussiste.
Scagionati, dunque, da ogni accusa l’aquilano Giovanni Fapore,di 83 anni, assistito dall’avvocato Attilio Cecchini; Francesco Mario Scarioni, di 70 anni, nato e residente a Milano e Isabella Colombo, di 51 anni, nata a Vimercate e residente a Cornate d’Adda (Monza e Brianza). I fatti risalgono al fallimento della Intercompel srl avvenuto il 15 luglio 2013. Intercompel (poi fallita) e Cn System (società in liquidazione), erano entrambe controllate dalla Compel Electronics spa, che vantava un credito di 610mila euro nei confronti della Cn System. L’accusa secondo la quale i tre (Fapore come presidente del cda di Intercompel, Scaroni e Colombo come liquidatori di Cn System) avrebbero fuso le società e pagato la cifra per favorire la controllante non ha retto al vaglio del giudice Guendalina Buccella, che ha scritto una sentenza di non luogo a procedere nei loro confronti.(e.n.)
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