Interessi dell’800%, arrestato per usura

Il 43enne fermato mentre faceva colazione al bar. Benzinaio finito sotto ricatto dopo aver chiesto un prestito di 90mila euro
AVEZZANO. È finito in carcere con l’accusa di aver prestato denaro a un imprenditore in cambio di interessi illegali tali da rendere difficile, se non impossibile, l’estinzione del debito iniziale. Mesi di pressioni e minacce per quei soldi che non riusciva a restituire hanno portato all’esasperazione un benzinaio marsicano. Questa volta le manette sono scattate per Ferdinando Di Silvio, 43 anni, di Avezzano, appartenente alla locale comunità Rom. Quando i finanzieri sono andati ad arrestarlo era al bar a fare colazione. Di Silvio deve rispondere dei reati di usura ed estorsione sotto forma di pizzo.
LE INDAGINI
Il presunto usuraio è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari, Daria Lombardi, su richiesta del procuratore Maurizio Maria Cerrato. Ieri mattina, intorno alle 7, sulle tracce di Di Silvio si sono messi i militari della Guardia di finanza guidati dal capitano Luigi Falce. Il presunto usuraio non era in casa. Si trovava al bar. I finanzieri lo hanno avvicinato per notificargli la misura cautelare. Una volta giunto a casa in compagnia dei militari, è stato sottoposto a una perquisizione e poi ammanettato per essere condotto nel carcere San Nicola di Avezzano in attesa dell’interrogatorio di garanzia. È stato lo stesso Di Silvio a chiamare il suo legale dicendogli che lo stavano per arrestare. Il 43enne è difeso dall’avvocato Pasquale Milo. L’attività investigativa trae origine da un arresto, per i medesimi reati, eseguito a dicembre del 2022 nei confronti di Cristian Di Silvio, 36 anni, cugino di Ferdinando.
TASSI ALLE STELLE
Come accertato dai finanzieri, il benzinaio marsicano era sottoposto al pagamento di interessi usurari dell’800% annuo che hanno visto un capitale iniziale di 90mila euro arrivare a somme esorbitanti. Interessi che venivano calcolati sugli interessi in maniera tale da rendere impossibile l’estinzione del debito. Una pratica perversa di calcolo poi sfociata in continue e martellanti pressioni psicologiche. L’imprenditore, oramai esasperato, era sotto usura almeno da agosto 2022. A carico di Ferdinando Di Silvio una serie di prove finite sul tavolo del pubblico ministero che hanno fatto scattare l’arresto. Gli investigatori si sono avvalsi anche di intercettazioni telefoniche e ambientali e della registrazione di filmati.
FINANZA NELLO STUDIO LEGALE
Nell’ambito della medesima indagine, un avvocato avezzanese ha ricevuto nel suo studio la visita dei finanzieri che lo hanno invitato ad esibire degli atti. A tal proposito, il difensore di Di Silvio, l’avvocato Pasquale Milo, precisa «di essere stato nominato difensore di fiducia e che la perquisizione non è stata effettuata nel suo studio». L’avvocato invitato a esibire gli atti non risulta indagato. Ha avuto a che fare con l’arrestato, in passato, per un atto civilistico. Le indagini proseguono e non sono esclusi ulteriori sviluppi.
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