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2 Ottobre 2014

gran sasso «Siamo all’anno zero» Montagna Anno Zero, un nome un programma. Cogliendo la ghiotta occasione del festival della Montagna che si terrà all’Aquila dal 3 al 5 ottobre 2014, vorrei...

gran sasso

«Siamo

all’anno zero»

Montagna Anno Zero, un nome un programma. Cogliendo la ghiotta occasione del festival della Montagna che si terrà all’Aquila dal 3 al 5 ottobre 2014, vorrei brevemente descrivere quella che è la attuale situazione del nostro Gran Sasso, ossia la più alta e bella montagna di tutto l'Appennino.

1) Albergo di Campo Imperatore, posto a 2120 di altitudine, dove è stata scritta una delle pagine della storia militare più importanti e studiate a livello mondiale, che piaccia o no, a rischio chiusura.

2) L'albergo e il bar "Il Cristallo", ricavato dalla vecchia stazione di partenza della funivia a Fonte Cerreto 1123slm, chiuso da oltre otto mesi;

3) La funivia del Gran Sasso d'Italia, chiusa per manutenzione;

Se a tale desolante quadro aggiungiamo la scarsa fruibilità della maggior parte dei sentieri e delle vie alpinistiche, alcune tracciate da gloriosi personaggi della storia dell'alpinismo Abruzzese e Italiano, oltre alla carenza assoluta di segnaletica e manutenzione dei sentieri più frequentati, completiamo il quadro di un sistema, a dir poco dilettantistico, di fare della nostra Montagna una risorsa. Se tanto è vero, questo che sta per finire, per rimanere nel tema e nel titolo della manifestazione, è proprio l'anno zero del Gran Sasso d'Italia.

Siamo sempre convinti che l'economia del nostro territorio debba essere in buona parte legata alla fruibilità della montagna e al turismo che dovrebbe generare; come per quello della costa Adriatica. Dall'alpinismo all'escursionismo in estate, a quello sciistico in inverno. Per non parlare di quello rurale, enogastronomico e, non da ultimo, religioso, per tutto l'anno. In effetti nulla abbiamo da invidiare alle più rinomate località dell'arco alpino. Quel che si registra, però, a fronte dei continui accessi di visitatori e fruitori da ogni dove, è solo un freno e una serie indefinita di elementi ostativi di natura logistica. Ci auguriamo che al festival dell'anno zero possa seguire quello dell'anno uno, in cui l'Amministrazione Comunale, il Centro Turistico del Gran Sasso, il Parco …, possano intraprendere un percorso consapevole ed efficace, atto ad accogliere i tanti appassionati che si avvicinano continuamente alla nostra montagna, ma che purtroppo vengono disincentivati dalla carenza assoluta di servizi e delle elementari strutture ricettive.

Paolo Boccabella

L’Aquila

Libro di Lucci

Il grazie

di Palmerini

Carissimo Gabriele Lucci,

già a voce ti ho espresso il mio rammarico per non poter partecipare, mercoledì scorso, come sarebbe stato mio grande desiderio, alla presentazione del tuo bel libro “Diaboliche ossessioni”, pubblicato da InAbruzzo Edizioni. Proprio per questo sento il desiderio di esprimerti la mia soddisfazione per l’uscita del tuo libro. Quando sul quotidiano online inabruzzo.com, diretto dall’amico Gianfranco Colacito, uscì il primo di quella che sarebbe stata una serie di tuoi ricordi sull’avventura che avrebbe poi realizzato all’Aquila - città fuori dai circuiti del mondo cinematografico e per tuo merito diventata poi una capitale della settima arte - un Sistema Cinema, scrissi al direttore Colacito augurandomi che quelle puntate di memorie, scritte in punta di penna, potessero diventare alla fine un libro. Purtroppo L’Aquila, città per tanti versi splendida, mostra sovente il limite di una memoria corta, molto corta. Anche riguardo le opere, i meriti e il valore stesso di taluni suoi cittadini. E in questi ultimi quarant’anni la nascita e l’affermazione di istituzioni culturali nel campo della settima arte, che hanno raggiunto un prestigio che ha travalicato i confini nazionali, nel settore della produzione culturale e nell’alta formazione, non è stato puramente un caso, ma è il portato della razionale “visionarietà” di un aquilano di talento, che molti in Abruzzo e in Italia ci hanno invidiato. Caro Gabriele, sai che ti dico queste cose non per piaggeria. Voglio ripetertele in questa occasione, che ritengo importante per la città e per la sua memoria collettiva, perché quanto hai scritto resterà a disposizione degli Aquilani, che potranno così leggere un pezzo di storia della nostra città. Potranno conoscere e interrogarsi su come grandi opportunità non siano state raccolte da chi aveva ed ha il potere di farlo, potranno chiedersi il perché un progetto culturale di ampio respiro che in altre realtà territoriali avrebbe avuto un sicuro avvenire non abbia avuto il futuro che merita.

Goffredo Palmerini

L’Aquila