«Inutile, costoso e inapplicabile» Ristoratori in coro: no al green pass

18 Luglio 2021

La proposta della certificazione obbligatoria per l’accesso ai locali pubblici non piace agli operatori Critiche vengono rivolte soprattutto al sistema delle verifiche per effettuare la selezione agli ingressi

L’AQUILA. “Inutile”, “costoso”, “inapplicabile”. I ristoratori aquilani, alle prese con una difficile ripartenza, bocciano il nuovo green pass che il governo vorrebbe rendere obbligatorio per entrare negli ambienti chiusi a rischio assembramento. La nuova norma dovrebbe essere inserita in un decreto che l’esecutivo vuole adottare per contrastare la diffusione del virus, tornato a far paura per via della nuova impennata di contagi legata al diffondersi della variante Delta.
IL CERTIFICATO. Entrato in vigore a inizio luglio, il green pass è un certificato che attesta di essere guariti dal Covid, oppure di aver fatto un tampone con risultato negativo nelle ultime 48 ore o di essere stati vaccinati. Il governo italiano, sull’esempio di quello francese, vorrebbe modificarlo, imponendone il rilascio solo a chi ha ricevuto anche la seconda dose del vaccino e rendendolo obbligatorio per accedere in tutti i luoghi dove c’è il rischio di assembramenti o dove si possono trovare file: non solo mezzi pubblici ma anche cinema, teatri, sale concerto, stadi, palestre, piscine e, per l’appunto, bar e ristoranti.
RISTORATORI CONTRARI. «Mi sembra un provvedimento scomodo e poco pratico, oltre che costoso, perché dovremmo pagare una persona fissa che stia all’ingresso a controllare tutti coloro che entrano», osserva Matteo Castellani, proprietario dell’osteria Pantasima. «Ma rischia di essere anche inutile, se poi, fuori dai locali, continueranno a esserci calche e assembramenti perché nessuno controlla, com’è successo durante gli Europei». «Già abbiamo tanti problemi, non possiamo metterci a fare anche i vigili», obietta Paolo Morico, proprietario del ristorante “La casetta nel parco” «Io punterei più a informare correttamente le persone, che sono preoccupate più che altro per quello che ascoltano e leggono». «Come principio può anche essere condivisibile, ma mi sembra del tutto inapplicabile», commenta Francesco De Matteis, titolare dell’osteria Corridore. «Non so come lo stiano gestendo in Francia, ma qui non si riesce nemmeno a evitare che si formino assembramenti all’aperto, figuriamoci controllare tutti i ristoranti. E poi chi dovrebbe farli i controlli? Non possono delegare una cosa così delicata a noi imprenditori». «Se non c’è l’obbligatorietà del vaccino, non vedo come possano rendere obbligatorio il green pass», sottolinea Massimiliano Di Marco, titolare di due Irish Pub. «Il vaccino, poi, protegge dagli effetti della malattia, non rende immuni dal contagio. Per fermare il virus servono comportamenti corretti». «In un momento per noi già così difficile, sarebbe un’altra mazzata», afferma Ralph Aureli. «Se davvero decidessero di farlo, non potrei fare altro che adeguarmi ma dovrebbero renderlo un obbligo, perché con le raccomandazioni non si ottiene niente».
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