Invalido da meningite, continua il calvario

28 Novembre 2018

La Cassazione rinvia in Appello dopo il doppio verdetto contrastante nei confronti di un giovane danneggiato da una diagnosi tardiva

AVEZZANO. Continua il calvario del giovane di Avezzano che, a seguito di una grave malattia contratta nel 2005, è rimasto invalido al 90%. La patologia, una meningo-encefalite, purtroppo gli venne diagnosticata dall’ospedale pediatrico del Bambin Gesù di Roma, dopo essere stato ricoverato più volte in strutture sanitarie di Avezzano, con diagnosi sempre diverse. La Cassazione, il 10 novembre, ha rinviato il caso alla Corte d’Appello.
Dai giudici di primo e secondo grado, chiamati a pronunciarsi sulla richiesta di risarcimento avanzata dai genitori dello sfortunato giovane, una risposta definitiva a questo interrogativo non è stata data. Il tribunale di Avezzano, sulla base della consulenza tecnica, secondo la quale «una tempestiva diagnosi avrebbe ridotto, sebbene non si possa dire con certezza in che misura, i postumi invalidanti», condanna l’Asl e la compagnia assicuratrice al pagamento di 1 milione e 100.000 euro a titolo di risarcimento in favore del ragazzo e di 120.000 euro in favore dei genitori. Asl e compagnia assicuratrice, congiuntamente, presentano appello, rimarcando «la mancanza di prove in ordine al nesso di causalità tra la condotta del personale sanitario e i postumi invalidanti riportati dal paziente». La Corte d’Appello dell’Aquila, valorizzando le risultanze della Ctu, secondo cui «un tempestivo e adeguato trattamento terapeutico, qualora fosse stato effettuato, molto probabilmente, non avrebbe totalmente risolto, in quel momento, l’affezione e il relativo esito invalidante», ritiene «non sufficientemente provata l’esistenza del nesso causale tra la condotta dei sanitari e il danno riportato dal giovane paziente e tale incertezza non poteva consentire di arrivare all'affermazione della responsabilità della struttura ospedaliera». Così il verdetto del tribunale di Avezzano viene ribaltato. I genitori del ragazzo propongono ricorso per Cassazione. La terza Sezione civile della Suprema corte, presieduta dal giudice Giacomo Travaglino, con un’ordinanza del 20 novembre, accogliendo il ricorso dei genitori del giovane, annulla la sentenza e rinvia il caso alla Corte d’Appello dell’Aquila. Secondo la Cassazione «il ragionamento dei giudici di secondo grado confonde l’incertezza dell’evento con l’incertezza del nesso causale». I due profili, invece, avrebbero dovuto costituire oggetto di un diverso accertamento. «In caso di perdita di chance di guarigione», si legge nell’ordinanza, «l’attività del giudice deve tenere distinta la dimensione della causalità da quella dell’evento, valutando adeguatamente il grado di incertezza dell’una e dell’altra. La Corte d’Appello», conclude l’ordinanza, «avrebbe dovuto, in particolare, verificare che possibilità ci fossero di attenuare l’esito permanente della malattia in caso di diagnosi corretta e tempestiva».
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