«Io, perseguitato dalla giustizia»

Il celanese Angeloni s’incatena sotto gli uffici romani del Csm
CELANO. Si sente vittima di un accanimento giudiziario nei suoi confronti, avvia uno sciopero della fame e si incatena alle inferriate del Palazzo dei marescialli a Roma, sede del Csm (Consiglio superiore della magistratura), per far ascoltare la sua voce. Protagonista della protesta è Massimo Angeloni, di Celano, ma da anni residente a Urbino, città marchigiana dove sono scaturite le sue vicende giudiziarie, che risalgono al 2016, quando Angeloni è stato imputato per stalking a una donna, accuse da cui è stato prosciolto, e da un uomo, per altre vicende. Situazioni che hanno dato il via a una serie di altri procedimenti, dai quali Angeloni si sta difendendo da tempo. «Sono veramente stanco di tutto questo», ha detto Angeloni, «sapendo di non aver commesso reati, e cosciente che tutto ciò che alcuni soggetti hanno architettato nei miei confronti è frutto di ricostruzioni non veritiere, sono determinato ad andare avanti. Ho documenti e altre prove che dimostrano come io non abbia mai fatto alcuna delle cose che mi vengono attribuite dalle denunce presentate contro di me». Poi l’annuncio su Facebook: «Domani (oggi per chi legge) sarò ricevuto dal Procuratore generale della Corte di Appello di Ancona». (d.c.)
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