Isis, altri sospettati al vaglio della Digos

Dopo l’espulsione dei due marocchini da San Gregorio non si fermano i controlli per stanare derive fondamentaliste
L’AQUILA. La doppia espulsione di padre e figlio, entrambi marocchini, di 51 e 27 anni, residenti in un Map della frazione di San Gregorio, per le fin troppo chiare simpatie verso il fondamentalismo islamico, sembra essere solo la punta d’iceberg di un fenomeno non esteso, ma da tenere sotto controllo con la massima attenzione.
Infatti, secondo quanto si è appreso, ci sono altri casi sotto la lente di ingrandimento della Digos e della Procura distrettuale, per quanto riguarda l’area aquilana e non solo. I fari degli investigatori sono accesi soprattutto sulla rete telematica dove i messaggi possono passare più rapidamente.
L’Aquila, come anche la Marsica, per via della presenza di migliaia di immigrati che operano nel Fucino, non è una piazza da ignorare. Due anni fa, per esempio, a Bari furono indagati due afgani perché nei loro cellulari furono trovate immagini di guerra e video inneggianti alla jihad e, per via dei loro spostamenti in giro per l’Europa, affiorarono tracce di un passaggio in Francia e Belgio: le indagini scattarono anche all’Aquila, dove poco prima gli stranieri avevano avanzato richiesta di asilo politico al tribunale del capoluogo. Gli agenti avevano avviato le procedure, e già dalle domande iniziali erano affiorate contraddizioni che alimentarono sospetti. Un altro caso, ancora al vaglio degli investigatori, riguarda, per l’appunto, l’area marsicana. Inoltre, come hanno detto i magistrati in occasione della firma di un protocollo antiterrorismo tra Procura dell’Aquila, Procura generale e Direzione investigativa antimafia, l’Abruzzo, e in particolar modo il comprensorio aquilano, sono a rischio, per via della vicinanza con Roma e il Vaticano. L’area va monitorata perché potrebbe essere punto di riferimento per basisti.
Ma, al momento, non ci sono segnali di immediata allerta.
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