Jamm’ mò, 60 anni fa la leggendaria rivolta di Sulmona

3 Febbraio 2017

SULMONA. La città festeggia il 60° anniversario dei moti dello “Jamm’ mò” con la proroga della sopravvivenza del tribunale fino al 2020. Erano le giornate del 2 e 3 febbraio del 1957, quando al...

SULMONA. La città festeggia il 60° anniversario dei moti dello “Jamm’ mò” con la proroga della sopravvivenza del tribunale fino al 2020. Erano le giornate del 2 e 3 febbraio del 1957, quando al grido di rivolta “Jamm’ mò” (andiamo ora) i cittadini insorsero contro la decisione di trasferire il distretto militare, fonte di ricchezza della città. In un periodo di crisi agricola, che aveva dato vita alle sommosse contadine del 1950 in Abruzzo e in tutto il Meridione, gli uffici dello Stato rappresentavano l’unica prospettiva di lavoro. A questo si sommava il malcontento della popolazione per le continue privazioni e spoliazioni. L’ultimo presidio militare della città chiuderà esattamente 56 anni dopo, il primo aprile del 2013, con la dismissione della caserma Battisti. Per la presidente del consiglio comunale Katia Di Marzio le “due giornate” vanno ricordate per non perdere la memoria della sulmonesità e per non dimenticare di dover sempre lottare. «Uno scatto di orgoglio di una città storicamente penalizzata», ricorda, «due parole del dialetto sulmonese urlate da migliaia di voci come un grido di guerra contro la chiusura del distretto militare, di importanza economica e storica. Questa è l’essenza della frase, che racchiude una sollevazione interamente spontanea di una popolazione intera, a difesa della sua dignità. Il lungo percorso storico fatto di spoliazioni, torti e privazioni fece scoccare la scintilla che trasformò pacifici cittadini in difensori della sulmonesità. A perenne ricordo della classe politica e dei cittadini che difesero Sulmona, facendo la storia cittadina, degna ancora oggi di rimanere nella memoria collettiva e da interrogare ogni volta per evitare che la città venga mortificata». (f.p.)

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