Kromoss, salta l’accordo: bocciatura dai lavoratori

10 Febbraio 2022

Nella fabbrica dell’alluminio restano in discussione futuri orari e ticket mensa Per un voto (66 no e 65 sì) non passa il piano proposto da azienda e sindacati

AIELLI. Un solo voto. Ma tanto è bastato ai lavoratori per bocciare l’ipotesi di accordo di secondo livello alla Kromoss. Le misure approvate dall’azienda e dai rappresentanti sindacali non hanno ottenuto il consenso.
I 174 dipendenti aventi diritto al voto sono stati chiamati alle urne nell’azienda dove si producono profilati in alluminio. Azienda di proprietà della famiglia Piccone. A votare si sono presentati 132 operai: 65 hanno votato sì all’ipotesi d’accordo e 66 sono stati i no. Così non è passata la proposta sottoscritta il 31 gennaio scorso negli uffici di Confindustria ad Avezzano dall’amministratore delegato del sito industriale, Federico Piccone, dal direttore di stabilimento, Antonio Ferrara, da Emanuela Ciaccia per Confindustria L’Aquila e da Antonello Tangredi (Fim-Cisl), Elvira De Sanctis (Fiom-Cgil), Michele Paliani (Uilm-Uil), e dai tre rsu di stabilimento, Pierluigi Iacobucci (Fim), Pierluigi Tempesta (Uilm) e Giuseppe Cornelio (Fiom). Nell’potesi siglata da azienda e parti sociali, erano previsti il piano di produzione, i ticket pasto di 2 euro al giorno e la modifica dell’orario, con una riorganizzazione del lavoro su 17 e 18 turni. «Come Uilm avevamo sponsorizzato l’accordo, che però non è piaciuto ai lavoratori», ha evidenziato Paliani, «ora le organizzazioni sindacali ripresenteranno una nuova piattaforma con altre soluzioni che dovranno essere sempre vagliate dai dipendenti. A mio avviso era un buon punto di partenza, ma essendo stata bocciata, l’ipotesi dovrà essere sostituita con nuove proposte». Per la De Sanctis «l’esito del voto è una conferma per la Fiom, che ha detto chiaramente, anche in sede d’incontro, che c’erano delle criticità evidenti nell’impostazione che l’azienda non ha voluto mettere in discussione relativamente a certi punti. Non mancavano degli elementi positivi, ma c’erano alcune criticità. In occasione delle assemblee con i lavoratori, abbiamo cercato di fare massima chiarezza su quelli che erano i contributi complessivi. L’esito del voto non è in discussione. Le urne restituiscono la fotografia di un’azienda spaccata. Siamo disponibili a discutere e a trovare un equilibrio giusto tra le esigenze dei lavoratori e le necessità produttive dell’azienda».
«La democrazia si è espressa attraverso il segreto dell’urna», ha commentato Tangredi, «ora rimane tutto come era prima. I lavoratori non prenderanno i ticket legati alla presenza e non ci sarà la nuova distribuzione del lavoro. Si rimette tutto in discussione».
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