L’accusatore di Federico: condanna assurda

Processo per diffamazione, Rontevroli: «Era omofobia, ho solo difeso i diritti degli omosessuali»
SULMONA. Mi sembra paradossale che io che ho difeso i diritti di una categoria sia stato condannato a sei mesi di reclusione e al risarcimento danni per migliaia di euro: ribadisco la mia posizione e ricorreremo in Appello contro la sentenza che è stata emessa». Non cambia idea il 37enne Mattia Rontevroli, originario di Carpineti e titolare, con la compagna, del pub “La busa” a Felina, condannato a sei mesi per diffamazione, a 4mila euro di risarcimento danni morali e 2mila per spese legali, dopo avere commentato in modo “colorito” un video in cui l’ex sindaco di Sulmona Fabio Federico, medico di base e direttore sanitario del carcere di Sulmona. I fatti risalgono al 2011 quando su Youtube viene pubblicato un video che riprendeva dichiarazioni di qualche anno prima quando Federico, consigliere comunale, partecipa alla trasmissione di una tv locale in cui, parlando dell’omosessualità, la definisce «aberrazione genetica» e di «scelta contraria a quella che la natura gli ha indicato». La parte offesa dirà poi che il video è stato “manipolato”. E il mondo del web nel frattempo si scatena: piovono numerosi commenti sotto il video, tra i quali quello di Rontevroli che lo definisce «omofobo di m…» e «pirla». Federico fa partire 32 denunce per diffamazione. E poi arriva la sentenza di primo grado. «Una sentenza che non mi va giù», prosegue Rontevroli, «nel 2011 il tema dei Pacs era molto attuale e ricordo che anche nelle scuole abbiamo svolto attività con gli studenti contro l’omofobia. Pur non essendo omosessuale, sono sensibile a questi temi e mi sento vicino a quei gay che si sentono emarginati. Non rinnego la mia posizione, perciò. Dopo la sentenza ho ricevuto tante testimonianze di solidarietà, la gente che incontro mi dice che non è giusto che io rischi la galera quando chi commette reati ben peggiori spesso viene rilasciato subito: il laboratorio Aq16 ha garantito che farà un presidio quando ricorreremo in Appello». L’avvocato Wainer Burani intanto aspetta di «vedere la sentenza emessa il 23 febbraio scorso, che arriverà entro 60 giorni», commenta il legale, «quello che sottolineo è che le affermazioni di Federico sono stridenti con i saperi scientifici. Ritengono poco fondato che dica che l’omosessualità vada curata: si tratta di uno strafalcione e di una posizione superata anche dalla scienza. Inoltre, ci sono magistrati hanno assolto altri imputati». Burani si riferisce al pm di Busto Arsizio che ha chiesto l’archiviazione per quel giovane che ha dato della «testa di c» a Federico, sempre a causa del video. Richiesta accolta perché si tratta di «affermazioni gravemente discriminatorie che esorbitano da qualsiasi tutelabile manifestazione del diritto di opinione o critica». Burani fa intervenire anche il medico Jan Jensen il quale sostiene che le affermazioni di Federico siano «volutamente discriminatorie».
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