L’addio a Cecilia con sirene e tute rosse

26 Luglio 2019

Centinaia di persone, giovani, volontari della Croce Rossa per salutare la 23enne deceduta nel ribaltamento del fuoristrada

L’AQUILA. «Grazie Cecilia...». Don Paolo Barducci lo ripete più volte, «grazie Cecilia». Davanti al lui, una bara di legno chiaro, vegliata da quattro ragazzi in tuta con l'inconfondibile stemma della Croce Rossa. Da un lato, decine e decine di persone in tuta rossa e giù, nella chiesa di San Silvestro in L’Aquila, gente, tantissima gente, fin dove si può arrivare con lo sguardo. Sulla bara una foto di una ragazza sorridente. Cecilia Marottoli, la 23enne morta sabato scorso in un incidente sul Monte Giano, al confine tra Abruzzo e Lazio. Don Paolo Barducci è il cugino di Mara, la mamma di Cecilia. La sua voce trema: «Grazie Cecilia, grazie per l'affetto che ci hai donato. quello che hai donato alla tua famiglia, Mara, Pasquale, Antonio. Sei volata via, ma tu eri già cittadina di un mondo che forse per te era troppo stretto. «Hai vissuto insegnando a noi valori come pace e giustizia, e questa è una eredità preziosa», continua don Paolo. La marea di tute rosse oscilla, perché Cecilia era una di loro, una volontaria. «Ci hai ricordato che c'è più gioia nel dare che nel ricevere, e il tuo ricordo deve esortarci ad andare avanti tirando fuori la parte migliore di noi».
Il suono del violino e dell'organo accompagnano la mesta cerimonia, nessuno trattiene le lacrime. Il presidente della sezione dell'Aquila della Croce Rossa, Teresa Marinelli, ricorda quella giovane volontaria. L'altro ieri sera l'aveva già fatto prima del concerto all'Emiciclo con Flavio Insinna, dedicato ai volontari del terremoto del 2009. Anche ieri, come l'altra sera, le parole della donna in tuta rossa sono state seguite da lunghissimi minuti di applausi. «Ti abbiano tanto amato», ha detto Marinelli, «il tuo esempio è di stimolo per i giovani che vorranno avvicinarsi al volontariato».
« Ho conosciuto Cecilia dopo il sisma», racconta una delle sue insegnanti, Vittoriana Filoni, «quando ci siamo ritrovati sulla costa a fare scuola in un sottotetto. Cecilia era intraprendente, sempre in prima linea, con la mamma Mara che l'accompagnava ovunque, a organizzare raccolte fondi. Un soldino alla volta con il quale abbiamo realizzato una saletta all'ospedale San Salvatore».
Al termine della cerimonia funebre, la famiglia aveva chiesto di poter rimanere sola in chiesa per un ultimo saluto privato. Centinaia di persone, moltissimi ragazzi, con il picchetto di uomini e donne in tuta rossa, sono quindi andate fuori ad aspettare l'uscita della bara, coperta dalla bandiera bianca con la Croce rossa. Un’uscita salutata dalle sirene delle ambulanze e da un lunghissimo applauso.
Sul fronte dell'inchiesta, bisognerà stabilire chi era alla guida del fuoristrada al momento del ribaltamento. Per questo motivo il 31enne di Antrodoco, che era con Cecilia, è stato iscritto nel registro degli indagati. «Ciao Cecilia, che sei volata in cielo», è scritto nella piccola targa lasciata da alcuni amici nel punto in mezzo alle montagne, in cui si è tragicamente interrotta una passeggiata per andare a vedere il tramonto.
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