L’addio a Mariani a pochi passi dalla sua bottega

L’AQUILA. «Ci sono persone che più delle altre esprimono un senso di appartenenza. La sua vita è in qualche modo appartenuta agli altri. Così il dolore per la sua morte appartiene a tutti coloro che,...
L’AQUILA. «Ci sono persone che più delle altre esprimono un senso di appartenenza. La sua vita è in qualche modo appartenuta agli altri. Così il dolore per la sua morte appartiene a tutti coloro che, in un modo o nell’altro, hanno avuto a che fare con lui». In una lunga omelia il parroco Luigi Maria Epicoco ha salutato così il maestro Marcello Mariani e la sua arte, in una gremita basilica di San Giuseppe artigiano, a pochi passi da quella che fu l’ultima bottega dell’artista negli anni precedenti al terremoto, in via Sassa 42.
«Con il maestro Mariani ci chiamavamo colleghi», ha raccontato il parroco. Poi ha continuato. «Lui era parroco di una chiesa un po’ più giù, quella di Santa Caterina da Siena. Non ho mai pensato che la presenza del maestro Mariani in quella che è stata per tanti anni la chiesa delle monache di clausura di San Domenico fosse una presenza fuori luogo. Ogni volta che parlavo con lui, gli dicevo che quella non era una chiesa sconsacrata, ma una chiesa fortunata perché aveva avuto la fortuna di passare dalla bellezza delle monache di clausura, che celebravano Dio nel canto e nella liturgia, alla bellezza di un uomo che celebrava la bellezza attraverso la sua arte». Un’arte a cui ha dedicato la vita, come hanno dimostrato i tanti giovani appassionati delle sue opere che ieri hanno voluto partecipare all’ultimo saluto, abbracciando i parenti più stretti. Il motivo, forse, nelle parole del sacerdote: «Se è vero che quando si entrava nel suo studio non si capiva nulla, era bellissimo vedere come da quel caos veniva fuori la bellezza. Perché un artista è tale quando, attraverso la sua arte, riesce a raccontare quello che noi da soli non riusciamo a raccontare. Siamo debitori al maestro perché ci ha prestato le immagini giuste, i colori giusti, ha saputo dire e intercettare quella parte di noi che non saprebbe esprimersi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

