L’addio della città a Ranalli: giro d’onore scortato dai ciclisti

3 Agosto 2021

Don Villani: Fernando era un uomo mite, una persona che ha sempre lavorato per la coesione sociale In cattedrale il mondo dello sport e dell’associazionismo. Lunghi applausi al passaggio del feretro

SULMONA. Il feretro davanti al gruppo di biciclette per le vie del centro storico. Come la partenza di una gara ciclistica, una delle centinaia che ha organizzato nella sua infaticabile attività a favore dello sport e del ciclismo in particolare. Un giro d’onore dalla cattedrale, lungo corso Ovidio fino al cimitero. È l’ultima dedica degli amici ciclisti a Fernando Ranalli, il presidente della Federazione ciclistica provinciale, vittima del tragico incidente avvenuto giovedì sera, speronato da un’auto, sulla statale 17, tra Rocca Pia e Pettorano sul Gizio, mentre tornava a Sulmona in sella al suo scooter. Un addio commovente quello che la città ha voluto tributare a «un uomo mite e umile, una persona che nella nostra città ha cercato in ogni modo di lavorare per la coesione sociale. Un uomo di comunione», come ha ricordato nell’omelia il parroco don Domenico Villani. «La presenza della maggior parte dell’associazionismo cittadino è la testimonianza di come ha lavorato Fernando. Di solito siamo abituati a denigrarci a vicenda, a far vedere quello che non funziona degli altri. Ebbene questa è una grande vittoria per lui, perché teneva così tanto a mettere insieme le persone, a creare unione. E lo ha fatto senza un tornaconto personale. Per il bene, per la passione verso lo sport, ma anche verso la sua comunità». Parole che hanno strappato più di una lacrima alle centinaia di persone presenti in chiesa e a quelle rimaste fuori nel piazzale della cattedrale. Uomini di sport, della politica e del sindacato, dell’associazionismo e del volontariato, si sono stretti intorno alla famiglia Ranalli. In chiesa il sindaco Annamaria Casini e rappresentanti del mondo dello sport. Tra loro il presidente della Fci Abruzzo, Mauro Marrone, che in lacrime ha ricordato lo spirito organizzativo di Fernando. E poi il commissario nazionale del ciclismo paralimpico, Mario Valentini. Per il Coni provinciale Vincenzo Di Cecco, Luciano Perazza e il fiduciario Domenico Carrozza, il presidente del Panathlon Luigi La Civita. E ancora il presidente della Fondazione Carispaq Domenico Taglieri, che ha ricordato Ranalli esaltandone soprattutto le qualità umane, il presidente della Giostra Maurizio Antonini e il vicepresidente della Fondazione Isal, Gianvincenzo D'Andrea che, al termine del rito funebre, nel piazzale della cattedrale, ha detto con tono accorato di aver sperato, con Fernando in rianimazione, in un miracolo che però non c’è stato. «La famiglia abbia però la certezza che mai lo dimenticheremo». Prima della partenza del feretro i figli hanno voluto far riascoltare “La canzone del ciclista”, amata da Fernando, eseguita dai Tetes de Bois con Davide Cassani e il giornalista Gianni Mura. Ed ancora un brano di un’intervista rilasciata tempo fa dallo stesso Fernando, in cui descriveva l’inizio del suo impegno nel ciclismo. Un lungo applauso, lungo viale Roosevelt, ha salutato il passaggio del feretro seguito dalle biciclette che lo hanno scortato nel suo ultimo viaggio.