L’addio straziante a Valentina

9 Novembre 2017

Il papà Angelo Fiordigigli: mentre andavo al pronto soccorso sapevo che avrei trovato solo il corpo

L’AQUILA. «Mentre andavo al pronto soccorso, sapevo già che di Valentina avrei trovato solo il corpo». Angelo Fiordigigli parla alle centinaia di persone assiepate dentro e fuori la chiesa degli Angeli Custodi, a Paganica, ai funerali di Valentina Fiordigigli. Davanti al papà una bara bianca, con una foto di una ragazza sorridente. Valentina è sua figlia, volata via dopo un tragico incidente d’auto al bivio di San Gregorio.
«Spero di avere la voce forte e chiara come ce l’aveva lei», ha esordito, «mentre andavo, pensavo alla statua della Madonna d’Appari, a quella Madonna che tiene in braccio il figlio morto. Ma io ci credo, io ne sono convinto, come era convinta lei, sono certo che lei ora è viva e sta nel Signore».
La gente fuori dalla chiesa si stringe nei cappotti, il sole è appena sceso e l’aria si fa fredda, i due schermi messi fuori la chiesa rimandano le immagini di quel che succede dentro. «Abbiamo aggiunto 400 sedie», aveva avvertito don Dionisio Humberto Rodriguez Cuartas a inizio cerimonia, ma sia in chiesa che fuori moltissimi sono rimasti in piedi. A celebrare il triste rito, appunto, il parroco di Paganica, don Dionisio, con don Federico Palmerini, originario di Paganica e parente di Valentina, concelebrante. La sera dell’incidente Valentina aveva partecipato alla messa in ricordo di Corradino Palmerini, poi era uscita per accompagnare due cugini a San Demetrio. Al ritorno lo schianto con un’Audi lanciata a folle velocità, che ha travolto la Fiat Punto di Valentina. Nel corso della cerimonia funebre, non è stato fatto alcun accenno all’incidente. L’autista della vettura, denunciato per omicidio stradale, è ancora in ospedale. Sulla bara, per tutta la notte della veglia, e durante la cerimonia funebre, c’era anche il casco bianco con i fregi tricolori del corso professionale Inail Cpt/Ese della scuola Edile. «Ognuno di noi porterà con sé il ricordo di Valentina», ha detto nell’omelia don Dionisio. «Una ragazza semplice, ma nel cuore una grande forza, e un grande desiderio di conoscere Dio. Lei mi ha aiutato come catechista e mi diceva che non si sentiva all’altezza. Una ragazza semplice, che sembrava così fragile, e si è laureata. Ha desiderato Dio nella sua vita, ha vissuto i suoi 27 anni con forza, coraggio ed entusiasmo», ha spiegato il parroco alla folla, «e oggi fa parte della schiera dei Santi».
«Dopo quel che è successo», ha detto don Federico Palmerini, «verrebbe da chiedersi se questa ferita non sia troppo dolorosa per le nostre forze, se questa ferita possa rompere i nostri equilibri fino a farci cadere. Però dobbiamo trovare le parole per capire quello che è avvenuto, solo così non cadremo nelle grinfie dell’angoscia e potremo apporre al senso della morte un bagliore di speranza. Non possiamo negare lo smarrimento e lo sconcerto di questo evento tragico, e questo sconcerto abita il nostro cuore come una fonte da cui esce un’acqua amara. E corriamo il rischio che quest’acqua amara avveleni i nostri sentimenti e i nostri pensieri. La morte di Valentina ci ha ricordato quanto sia fragile la nostra vita. Ma Valentina stessa è un simbolo di speranza».
«Ciao Spalla», l’ha ricordata un amico. «Un nome uscito per caso, durante una partita di bowling. Ma in fondo tu eri proprio così, una “spalla” per tutti noi. Quante volte ti abbiamo detto di rilassarti, di prendere lo studio con meno impegno. Ma tu eri così. Sarà impossibile dimenticare il tuo sorriso. Buon viaggio, Vale».
©RIPRODUZIONE RISERVATA