L’adozione in Cina bloccata dalla pandemia

5 Gennaio 2021

L’odissea di una coppia di Avezzano: cade nel vuoto anche la richiesta del vaccino per ottenere il visto

AVEZZANO. Un Capodanno amaro per Lino Mascitti e Loredana Di Pizio, la giovane coppia di Avezzano che non ha potuto tenere tra le braccia il figlioletto così tanto desiderato. Il 12 dicembre 2019 i due coniugi, dopo tre anni, erano riusciti ad adottare un bambino in Cina: era il sogno di una vita che si avverava. Già vedevano quel bambino, al quale hanno dato il nome di Mattia, correre e giocare per casa. Sarebbe stata questione di qualche mese, pensavano Loredana e Lino: il tempo di ricevere dall’autorità cinesi il rilascio del visto per recarsi in quel Paese e riportarsi il bimbo a casa. Ma il loro sogno si è infranto contro lo scoppio della pandemia prima e l’insensibilità delle istituzioni dopo. Così sono passati già 13 mesi e Loredana e Lino non sanno ancora quando finirà la loro odissea. Il 2020 per i coniugi Mascitti, nelle cui condizioni si trovano altre 34 famiglie di varie Regioni, è stato un anno d’inferno. Le hanno provate tutte per sbloccare una situazione divenuta insostenibile. Ma senza successo. Dapprima hanno incontrato la ministra per le pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, e il vicepresidente della Commissione per le adozioni internazionali (Cai), Vincenzo Starita, ai quali hanno prospettato la loro situazione. Ma non è cambiato nulla. Successivamente hanno inviato una lettera, nella quale raccontano il loro calvario, al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio; al ministro della Salute, Roberto Speranza, e ai presidenti delle rispettive Regioni. A Di Maio hanno chiesto di promuovere con la Cina un serrato confronto diplomatico affinché ottengano, senza ulteriori indugi, la disponibilità all’invio delle cosiddette “pergamene rosse”, necessarie per i visti e i permessi di soggiorno. Per le famiglie adottanti la Cina, infatti, richiede la permanenza nel Paese di tre settimane e oggi anche una quarantena obbligatoria di due settimane. Al ministro hanno ricordato che tra Italia e Cina è stato sottoscritto un accordo bilaterale che riconosce il diritto dei minori alla famiglia: «Il bambino per il pieno e armonioso sviluppo della sua personalità, dovrebbe crescere in un ambiente familiare, in un’atmosfera di amore e comprensione». Ai ministri Speranza e Bonetti e alle Regioni hanno chiesto di essere inserite, anche a loro spese, tra le categorie destinatarie dei primi vaccini al fine di accelerare i tempi del rilascio dei visti da parte delle autorità cinesi. Infine, si sono rivolte al commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, facendo presente che solo una «deroga o una eccezione ai criteri ordinari» del piano nazionale di vaccinazione, approvato dal Parlamento il 2 dicembre, avrebbe consentito loro di ottenere il tanto sospirato visto d’ingresso da parte della Cina. Un’eccezione che poi riguarderebbe pochissime coppie, le quali peraltro sarebbero disposte anche a sostenere i costi della vaccinazione, rinunciando alla gratuità della stessa. Una richiesta anch’essa, però, caduta nel vuoto.
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