L’allarme del Gilda: «Docenti costretti a fare le valigie»

19 Luglio 2015

L’AQUILA. «Emigrazione di massa per decine di docenti della provincia aquilana». È l’allarme lanciato da Claudio Di Cesare, coordinatore provinciale Gilda degli insegnanti, uno dei sindacati di...

L’AQUILA. «Emigrazione di massa per decine di docenti della provincia aquilana». È l’allarme lanciato da Claudio Di Cesare, coordinatore provinciale Gilda degli insegnanti, uno dei sindacati di categoria alla luce del piano di assunzioni previsto nell’ambito della Buona scuola del governo Renzi che prevede la possibilità per molti neoassunti di venire trasferiti verso altre province. «I nostri timori erano fondati», spiega, «il governo nel compiere le sue scelte ha ragionato sul precariato solo in termini numerici senza considerare che si tratta della vita di persone che hanno famiglia. Dopo una prima fase a livello provinciale in cui saranno immessi in ruolo circa 180 docenti nella nostra provincia applicando la precedente normativa, inizierà la fase nazionale di assunzione. Tutti i docenti precari tra il 28 luglio al 14 agosto, saranno chiamati ad inoltrare una domanda al Ministero in cui, obbligatoriamente, dovranno indicare, in una scala di preferenze, tutte le province italiane dal Friuli alla Sicilia, Sardegna compresa».

«Il ministero», riprende, «userà tale domanda e le preferenza espresse dal richiedente, per proporre al docente precario un’immissione in ruolo in una determinata provincia: se il docente accetta bene altrimenti verrà definitivamente cancellato dalle liste e perderà ogni possibilità anche di poter ottenere supplenze annuali. Accadrà, ad esempio, che una docente della nostra provincia che da anni da precaria ottiene supplenze annuali in provincia sarà chiamata durante la fase B ad accettare una nomina in una provincia del nord e quindi a dover scegliere tra un’assunzione in ruolo lontano da casa e senza grandi possibilità di rientro e rifiutare la nomina con la conseguente cessazione del suo ruolo di insegnante e dunque termine di ogni entrata economica».