L’amico del buttafuori: «È stato un agguato»

12 Settembre 2015

Un lottatore laziale ascoltato per ore in caserma ha ricostruito la tragedia: «Una telefonata per l’appuntamento, Catalano ha sparato tre volte»

TAGLIACOZZO. «Un agguato, quelli ci hanno fatto un agguato». Per ora è un lottatore di Roma, amico della vittima, il principale testimone della tragedia avvenuta giovedì pomeriggio nella località turistica della Piccola Svizzera a Tagliacozzo.

S.C., assistito dagli avvocati Luca e Pasquale Motta, è stato ascoltato per ore nella caserma dei carabinieri di Tagliacozzo.

L’uomo è indagato per rissa e per concorso in omicidio, insieme al fratello gemello. Stessi reati contestati a quattro romeni e due italiani che si trovavano con Catalano.

I fratelli erano arrivati in Abruzzo con le rispettive fidanzate. Dovevano festeggiare il compleanno di una delle ragazze e fra gli invitati c’era anche Marco Callegari. «Durante il pranzo (in un ristorante di Verrecchia di Cappadocia, ndr)» ha raccontato il lottatore romano ai carabinieri coordinati dal capitano Edoardo Commandè «è arrivata la telefonata di Catalano sul cellulare di Marco. Non riusciva a capire chi potesse avergli dato il suo numero, ma tant’è. Poi lo stesso Marco ci ha detto quanto accaduto in precedenza. In mattinata, lui e Catalano si erano incontrati alla Piccola Svizzera, dove abitavano. Catalano aveva abbassato il finestrino dell’auto e aveva mostrato una pistola. Gli addossava la responsabilità per la morte del cane. Ma Marco era un amante degli animali» ha aggiunto il testimone «e non avrebbe mai fatto una cosa del genere».

La pistola mostrata in segno di sfida. Poi la telefonata e l’appuntamento nel luogo dove si è consumata la tragedia. Doveva esserci un chiarimento.

«Siamo arrivati nel piazzale davanti al maneggio» ha proseguito l’amico della vittima «io, Marco e mio fratello. Catalano era già sul posto. A un certo punto sono arrivate due auto, dalle quali sono scese alcune persone, probabilmente romeni. Ci hanno circondato. È stato un vero agguato. Catalano ha esploso un colpo di pistola a poca distanza dai piedi di Marco. Lui gli ha urlato: “bastardo che fai? Mi spari?” A quel punto ha fatto fuoco altre due volte. Marco è caduto».

Nella caserma dei carabinieri di Tagliacozzo il testimone ha mimato anche le mosse fatte da Catalano. Insieme ai carabinieri e all’avvocato Luca Motta, inoltre, ha visionato le immagini riprese dalla telecamera di un bar. Video dove si vede Catalano insieme ai romeni che si sono presentati all’appuntamento. Il lottatore amico di Callegari ha detto di non aver mai conosciuto i romeni. Nella tarda serata di ieri S.C. è stato nuovamente convocato in caserma per chiarire alcuni aspetti della ricostruzione.

Un racconto attendibile? Diversi aspetti sono poco chiari. A cominciare dalle molte tracce di sangue presenti in più punti del piazzale. Non apparterrebbero soltanto alla vittima. Sia Catalano che un giovane romeno sono rimasti feriti a colpi di martello.

Un martello maneggiato da Callegaro, sempre stando alla ricostruzione fatta dai carabinieri.

Prima dei colpi di pistola, quindi, è facile ipotizzare che via sia stata una furibonda lite, che potrebbe avere coinvolto anche i gemelli amici del buttafuori ucciso.

«Ho sentito delle voci concitate» ha raccontato Angelo Maiolini, agente di polizia che abita in una casa all’interno del maneggio “L’Arcobaleno” (l’ingresso si trova sul piazzale della tragedia). «Ma non ho sentito i colpi di pistola» ha aggiunto l’agente di polizia «quando sono arrivato c’erano Marco Callegaro sull’asfalto e un suo amico. Poi altri automobilisti che nel frattempo si erano fermati. Dopo un po’ sono arrivati i carabinieri e i soccorritori del 118. Catalano e le altre persone? Non c’era più nessuno».

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