L’Anpi celebra la memoria dei Nove Martiri aquilani

23 Settembre 2020

Nel 77° anniversario dell’eccidio nazista dei giovani pronti a unirsi alla Resistenza l’associazione dei partigiani onora le vittime con il “Ricordo storico” di Colacito

L’AQUILA . Nel ricordo dei Nove martiri. L’Anpi, associazione dei partigiani italiani, celebra oggi la memoria dei giovanissimi aquilani che 77 anni fa, mentre tentavano di unirsi alla Resistenza, furono catturati e trucidati dai nazisti. Era da pochi giorni passata la data storica dell’armistizio firmato l’8 settembre 1943 quando fu compiuto l’eccidio.
«Per sfuggire al proclama di Kesserling che obbligava tutti i giovani ad arruolarsi nell’esercito tedesco», ricorda l’Anpi, «un gruppo di giovanissimi patrioti aquilani per difendere la dignità e la libertà dell’Italia, si rifugia in montagna. Nel tentativo di unirsi alle bande partigiane vengono però sorpresi dai tedeschi, catturati e fucilati». Morirono così, il 23 settembre del ’43, Anteo Alleva, Pio Bartolini, Francesco Colaiuda, Fernando della Torre, Berardino Di Mario, Bruno D’Inzillo, Carmine Mancini, Sante Marchetti, Giorgio Scimia. L’associazione partigiani si affida alle parole con cui Corrado Colacito apriva la sua «rigorosa e struggente» ricostruzione dell’eccidio che il Comune pubblicava il 25 aprile 1955 col titolo “Ricordo storico” (ripubblicato nel 2013 da Textus Edizioni).
«Ai giovani d’Abruzzo e in particolare dell’Aquila dedico queste pagine che rievocano una bella e generosa azione compiuta col sacrificio della vita da giovani come loro». I partigiani aquiliani sottolineano così, a 77 anni di distanza «da quel glorioso episodio, uno dei primissimi esempi in Italia di Resistenza armata al nazifascismo», l’attualità e la forza del racconto di Colacito che indica un esempio per i giovani di oggi e di domani. «Con le sue parole, dunque, vogliamo ancora oggi ricordare questa storia drammatica e nobile», afferma l’Anpi, «da cui è nata L’Aquila civile, democratica e antifascista». Questo il brano posto in evidenza dall’associazione. «Nella sua tragica semplicità», scrive Colacito, «l’episodio così commovente dei Nove Martiri illumina di vividi riflessi l’atmosfera ingloriosa di quel settembre ’43: è come una perla nel fango. Possiamo considerarlo un momento di toccante umanità che vide consumare, in un attimo, il sacrificio di nove innocenti cuori giovanili ardenti di amore ideale. Non si ripeta, stolidamente, che quei “ragazzi” s’ingannarono o furono ingannati; non si dica che agirono per imprudenza e per sventatezza dovuta alla loro età, senza nemmeno rendersi conto di ciò che volevano, soprattutto non si insulti alla loro memoria affermando che il loro sacrificio fu inutile e vano. Il fremito di rivolta che agitò quelle anime pure e generose merita ogni rispetto, ogni ammirazione. Non si mossero, quei “ragazzi”, perché volessero sfidare un immortale destino: essi volevano una cosa molto più semplice ed umana: volevano evitare la vergogna e l’umiliazione di essere schiavi dei nuovi dominatori che calpestavano il suolo della Patria».