L’Aquila in Prima, club in rivolta «Regolarità del torneo a rischio»

30 Ottobre 2018

Lettera di 15 società (non firmano Genzano e San Francesco) sulle questioni dell’ordine pubblico Nel mirino Figc e questura. «Vogliamo giocare sui nostri campi, vietare le trasferte agli ultrà rossoblù»

L’AQUILA. L’Aquila in Prima – e ora persino prima in classifica – è un problema. Lo hanno messo per iscritto 15 società del girone A (escluse Genzano e San Francesco), in una lettera di protesta inviata al comitato regionale della Figc, alla questura e alla Lnd a Roma.
CHIARIMENTI. Si legge nell’oggetto “richiesta di chiarimenti” indirizzata a soggetti “altri” rispetto al sodalizio rossoblù, ma i toni della missiva sono quelli di una dichiarazione di guerra. Si entra nel merito delle questioni dell’ordine pubblico, arrivando anche a...contare 87 tifosi aquilani a Castel di Sangro per la trasferta col Barrea. Insomma, il problema rimpallato – e non risolto – della presenza dell’Aquila in una categoria del genere ora torna a emergere in tutta la sua evidenza. Il casus belli è la partita Atletico Civitella Roveto- L’Aquila non disputata il 14 ottobre, con conseguente sconfitta a tavolino e penalizzazione per i rovetani. Ma il discorso delle società è più articolato. Del resto, se si lamenta anche il Pizzoli (solo a titolo di esempio), che dalla sfida con L’Aquila ha portato a casa, con i 3 punti sul campo, anche settemila euro d’incasso, vuol dire che le ragioni del malessere devono essere davvero profonde.
QUESTURA E FIGC NEL MIRINO. Le società «chiedono ufficialmente al comitato Abruzzo Lnd e alla questura precisi chiarimenti in merito alla gara in oggetto al fine di permettere la regolare prosecuzione del campionato. In particolare, le società, tutte aventi un impianto regolarmente omologato dalla Federazione per la disputa delle gare casalinghe, non comprendono come sia stato possibile che la gara non sia stata disputata, dopo che la società Civitella Roveto ha proposto varie soluzioni, tutte bocciate dagli organi competenti».
LE CINQUE DOMANDE. «Perché», scrivono i club, «si è deciso di penalizzare una società e una comunità intera che porta avanti le proprie attività sportive con enormi sacrifici e che ha cercato in tutti i modi una soluzione per poter disputare la gara? Perché si è creato un precedente che di fatto impedisce a quasi tutte le società la possibilità di giocare la partita contro L’Aquila nel proprio impianto? Perché nel passato recentissimo queste norme così restrittive non sono state applicate su altri campionati come ad esempio per quello disputato dal Lanciano 1920 nella stagione appena passata (Prima girone B)?. Perché non è stata presa in considerazione la possibilità di vietare la trasferta ai tifosi aquilani visto che, secondo le istituzioni, la loro presenza fa diventare una tranquillissima partita di calcio un evento sportivo a rischio per l’ordine pubblico? Perché considerare questi eventi a rischio per l’ordine pubblico visto che nella prima trasferta giocata a Castel di Sangro dalla società dell’Aquila i paganti ospiti sono stati 87?. Dato che tutte le società scriventi non sono riusciti a dare una risposta a questi quesiti vorremmo avere un incontro immediato e chiarificatore con gli enti competenti per capire quali sono gli impianti idonei alla disputa delle partite esterne dell’Aquila».
REGOLARITÀ DEL CAMPIONATO. Le società, dopo aver dato suggerimenti al questore sull’ordine pubblico, entrano anche nel merito delle decisioni del giudice sportivo. «Inoltre, per la regolarità del campionato, ci auspichiamo che la decisione apparsa sul comunicato numero 21 venga annullata e che la gara sia recuperata. Tutte le società partecipanti al campionato vogliono continuare a praticare nel migliore dei modi le loro attività sportive e aggregative e con questa decisione, purtroppo, non ce lo state permettendo». Ufficiosamente, i due club non firmatari non hanno aderito perché non hanno un proprio impianto.
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