L’Aquila, notte amara nel primo derby

24 Settembre 2018

Rossoblù sconfitti dal Pizzoli nella gara di esordio in Prima categoria. Sugli spalti del “Gran Sasso” sfiorati i 1400 paganti

L’AQUILA. Da qualche parte bisognerà pure ricominciare. Come dopo un pugno in pieno volto. Uno schiaffo alla storia e al sacrificio di chi, per questi colori, ci ha rimesso anche la vita. I processi si faranno in separata sede. Per quanto riguarda il campo, intanto, L’Aquila perde al suo debutto in Prima categoria, dove sono stati in tanti a precipitarla. Fischieranno le orecchie a molti, nella prima notte amara della difficile ripartenza del calcio rossoblù. L’ennesima. E a poco vale mettere piede nello stadio amico, anche se è il Pizzoli a giocare in casa. Il comune dell’Aquila chiede 350 euro di affitto (e la cosa fa storcere il naso a qualcuno) per lo spostamento di questo singolarissimo derby nello stadio della nobile decaduta. Un investimento andato a buon fine, si dirà al tirar delle somme di una nottata davvero strana da apparire surreale.
Alle 20,36, sotto una luna piena, e riflettori buoni per la diretta tv, riparte il cammino dell’Aquila nel calcio. Minore, ma pur sempre da trattare col dovuto rispetto.
Certo, a stare dentro lo stadio Gran Sasso la realtà appare un po’ meno amara di come invece è. Per la notte di calcio da tanti sognata per anni, e da altrettanti vissuta anche ora come un incubo, si sposta tutta Pizzoli. Mollato anche Cr7 in gita in Ciociaria, famiglie intere, anziani, bambini, tutti all’Aquila. A vedere-l’effetto-che-fa. Sindaco di Pizzoli Giovannino Anastasio in testa, dirigenti e compaesani persino in abito da matrimonio, per la grande occasione alla fine saranno staccati qualcosa come 1352 biglietti a 5 euro l’uno. E circa 300 accrediti. Politici aquilani non se ne vedono, ma vengono citati, eccome, dagli ultrà nei loro cori. La tribuna è piena come non mai. In curva torna anche il bandierone. Cori dal primo all’ultimo minuto e oltre. Che la tribuna sia quasi tutta pizzolana ci si accorge facilmente quando Piri la mette dentro per un gol che i ragazzi di Rotili conserveranno – anche in 10 – fino all’ultimo. Si accendono i fumogeni rossi, Cappellacci sconfina dall’area tecnica per dare suggerimenti. Chi entra con tante speranze ci mette poco a capire quanto sarà dura. Questo campo è un velluto e i bambini della scuola calcio, che prendono gli applausi per primi, sperano di poterlo calcare pure loro, un domani. Lo striscione di solidarietà alla curva della Spal fa andare per un attimo la testa altrove, mentre il brevilineo attaccante rossoblù Carosone cerca a fatica spazi nella munita difesa pizzolana.
A metà primo tempo il boato della tribuna raggela il resto dello stadio. Per tanti è come una finale di Champions, ma forse è bene abituarsi. Altrimenti meglio non giocarsela per niente. E la traversa di Baraldi, il direttore dell’attacco rossoblù, sta a dimostrare, ancora una volta, che quest’anno non si scanserà proprio nessuno. Pali e traverse compresi. Il questore Orazio D’Anna in persona coordina il lavoro dei suoi dirigenti. A metà serata c’è chi ha già emesso il verdetto. Sponda aquilana: «Abbiamo fatto la squadra per far divertire gli altri, questa è una specie di sagra del pallone. Ma noi non ci divertiamo affatto». Dicono alcuni che sul primo gol fosse fuorigioco: impossibile saperlo dal guardalinee di parte, bandierina in una mano e nell’altra lo smartphone. E neppure arriva in soccorso il Var: Vedresti Altra Realtà. Forse. I minuti scorrono, quando il pallone spiove verso la porta del Pizzoli sembra stregato e la curva canta: devi vincere, vincere, vincere. Pare facile. La parte finale vede tanti calci e poco calcio. L’arbitro fatica a sistemare persino una barriera. Quando il Pizzoli resta in 10 un tifoso grida: «Vedi che fa la politica?». Vallo a dire a chi sta in curva. Da dove si alza il coro di Fasano, quello buono per i momenti difficili. Eppure non basta: sotto la tribuna vanno gli altri rossoblù. Pizzoli in festa tra gli olé, L’Aquila schiuma rabbia e già pensa al Tagliacozzo.
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