L’Aquila piange Calvisi, maestro e politico

Il ricordo di Palmerini: «Rigoroso e dotato di grande saggezza». Oggi alle 15,30 l’addio a Santa Rita
L’AQUILA. Lutto nel mondo della scuola e della politica per la morte, a 98 anni, del maestro Adolfo Calvisi, i cui funerali si terranno oggi, alle 15,30, nella parrocchia di Santa Rita in via Strinella.
Così lo ricorda l’ex vicesindaco dell’Aquila, Goffredo Palmerini. «Una vita spesa per intero nell'insegnamento, nell'impegno sociale, nell'attività politica e come amministratore pubblico. Fu un maestro non solo nell'insegnamento, ma nella formazione civica e nel carattere d'una numerosa schiera di ragazzi che lo ricordano ancora come un punto di riferimento. I primi anni di servizio nelle sperdute scuole della Valle Roveto, poi in quelle dell'aquilano, per diversi anni a Paganica»,
«Fu rigoroso, determinato nelle scelte», prosegue, «una grande saggezza e la profonda onestà intellettuale che mai ha piegato ai compromessi del potere, sono state la guida di Adolfo Calvisi nell'impegno politico e di pubblico amministratore. Sindaco di Fossa, suo paese natale, poi amministratore dell'Ospedale San Salvatore e, dopo la riforma sanitaria, componente del Comitato di gestione Asl e presidente dell'Azienda Farmaceutica Municipalizzata. E ancora, consigliere e assessore al Comune dell'Aquila, con la sindacatura di Tullio de Rubeis (1980-85), commissario regionale Ipab. Questi gli impegni come amministratore che Calvisi ha ricoperto nella sua lunga esperienza istituzionale, nel corso della quale si è distinto per la qualificata connotazione delle scelte, specie nell'organizzazione del lavoro e nel governo del personale. Chi scrive ha diretta esperienza delle sue doti, suo collega nell'amministrazione comunale guidata da Tullio de Rubeis. L'assessore Calvisi ebbe peraltro il merito di condurre in porto una complicatissima riorganizzazione del personale al Comune dell'Aquila e il difficile negoziato con le forze sociali, che portò ad un completo riordino dell'Ente- Una fatica di Sisifo che chiunque altro avrebbe annichilito. All'Aquila il suo spirito d'apertura sociale e politica, di dialogo tra partiti popolari e di massa, Dc e Pci, dopo i guasti dei moti di protesta per il capoluogo del 1971, aveva persino anticipato le scelte nazionali, facendo nascere nel 1975 la prima amministrazione di centrosinistra aperta alla collaborazione del Pci. In Luciano Fabiani, Achille Accili, Adolfo Calvisi ed altri esponenti della sinistra Dc aveva trovato i più attenti sostenitori».
«Qualche mese fa», conclude, «aveva preso parte all'insediamento del Consilium Aquilae Urbis, associazione di ex amministratori del Comune dell'Aquila, a dimostrazione dell'amore verso le Istituzioni. Un vero maestro e un testimone, con l'esempio, per tanti della mia generazione impegnati nel sociale e in politica. E ancor più in tempi in cui il pensiero è così liquido e incoerente».
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