l'inchiesta

L'Aquila, Riga e Mancini dal giudice: nessun trucco ai Salesiani

Il politico: «Non erano tangenti, ma solo prestiti da parte di persone amiche». Il dirigente rossoblù: «Escludo passaggi di denaro con l’ex vicesindaco»

L’AQUILA. «Ma quali tangenti, solo prestiti da parte di persone amiche». Secondo l’ex vicesindaco Roberto Riga la Procura della Repubblica ha preso un abbaglio e ieri, in occasione degli interrogatori di garanzia, si è tirato fuori dalla bufera giudiziaria che lo vede indagato per corruzione. La Procura lo accusa di avere ricevuto tangenti sui lavori di ricostruzione del complesso dell’Opera salesiana per 28 milioni di euro.

«Abbiamo chiarito il quadro», ha detto Luciano Bontempo, uno dei due suoi avvocati, «circa le dazioni di danaro che non ci sono state per come l’intende l’accusa». «L’indagato», ha detto il suo avvocato, «ha passato un periodo di difficoltà economiche: non si parla, tra l’altro, di chissà quali grandi somme per prestiti che sono stati fatti da persone a lui care, compresi gli altri imprenditori indagati che sono legati a lui da vecchia amicizia. Sotto questo aspetto abbiamo chiarito tutto. Chiarita pure la contestazione di avere commesso atti contrari ai doveri d’ufficio».

Riga, a fine interrogatorio davanti al gip Giuseppe Romano Gargarella, ha minimizzato. «Sono sereno, ma anche dispiaciuto per l’equivoco che si è creato circa questa inchiesta».

«Ho svolto il ruolo di amministratore comunale», ha poi aggiunto, «nel migliore dei modi, per dare le risposte più utili alla città in un momento difficile come dopo il terremoto».

Ha poi fatto riferimento alla delibera incriminata, ovvero il provvedimento relativo al permesso straordinario a costruire a vantaggio dell’impresa di Mancini di cui si è fatto promotore l’ex amministratore pubblico, che avrebbe rappresentato, per il pm, la premessa e l’impulso di ulteriori aggiudicazioni di lavori in violazione delle norme in materia di ricostruzione privata.

«Ho fatto tutto nel rispetto della legge», ha detto Riga. «La delibera incriminata non è stata una mia iniziativa, ma una decisione del consiglio comunale su proposta dalla giunta dopo una lettera del sindaco inviata al dirigente del servizio urbanistico».

Poi ha spiegato come è diventato titolare di immobili, cosa che per la Finanza sarebbe stata la conseguenza di operazioni poco cristalline.

«Ho comprato delle abitazioni con il mutuo e non come qualche ministro della Repubblica che se li è trovati pagati», ha affermato, «e ho fatto tutto in modo tracciabile e per questo aspetto dell’indagine ci sono rimasto male».

Riga e il suo avvocato hanno poi affermato che presenteranno degli atti a corredo di quanto affermato. Presentata anche la richiesta di revoca degli arresti domiciliari che comunque scadranno mercoledì prossimo a mezzanotte.

Più breve l’interrogatorio dell’imprenditore edile Massimo Mancini, vicepresidente dell’Aquila calcio.

«Mancini ha respinto ogni addebito», ha detto il suo avvocato Luca Marafioti, «e ha chiarito l’assoluta congruità del prezzo dell’affitto in linea con i prezzi di mercato. Nessun passaggio di denaro da lui all’ex assessore Riga e confidiamo nel depotenziamento delle esigenze cautelari». Per cui è escluso che, almeno per ora, venga chiesta la revoca dei domiciliari.

In precedenza era stato interrogato l’imprenditore Simone Lorenzini, assistito dall’avvocato Fabrizio Lazzaro. Anche Lorenzini ha smentito le accuse sostenendo che gli viene contestato di avere pagato per accelerare una pratica che, invece, è stata respinta. Si è avvalso della facoltà di non rispondere l’altro imprenditore sospettato, Sandro Martini che è assistito dall’avvocato Ersilia Lancia.

Sono indagati per abuso di ufficio, ma non sono stati interrogati, Paolo Aielli, all’epoca titolare dell’Ufficio speciale per la ricostruzione e Vittorio Fabrizi, dirigente comunale.

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