“L’aquila” rivede la luce: via al restauro del dipinto

15 Aprile 2022

Gli undici pezzi dell’enorme tela trasportati in un laboratorio vicino ad Assisi E adesso possono partire i lavori strutturali negli edifici del “quarto cantone”

L’AQUILA. Sono partiti ieri, intorno alle 14, alla volta di un laboratorio di restauro poco lontano da Assisi, gli undici pannelli in legno sottile che come un puzzle compongono “L’aquila” di Teofilo Patini. L’affresco, realizzato nel 1882, per tredici anni ha aspettato questo momento sulla volta in cannucce della malridotta sala intitolata al suo autore, attigua alla ex biblioteca provinciale, sotto i portici del Liceo. Un momento importante per tutta la città: se da una parte, infatti, l’opera è ormai al sicuro, dall’altra il suo distacco inaugura i lavori strutturali non solo dell’ex Liceo, ma di tutto il “quarto cantone” che comprende anche la chiesa della Concezione, la sede della Camera di Commercio, lo storico bar Eden, i portici di corso Umberto e Corso Vittorio Emanuele, il Convitto nazionale.
I TANTI RESTAURI. L’affresco, noto a tutti anche per essere raffigurato sulle confezioni di alcuni tra i più venduti torroni aquilani, ha avuto una lunga storia di restauri. «Il primo che conosciamo è datato 1957» spiega Paolo Pecorelli, direttore tecnico dei lavori e titolare della ditta Estia di Bastia Umbra, incaricata del restauro. «In quell’occasione, con ogni probabilità, l’affresco fu distaccato dal soffitto e fu trasferito su alcune tele, incollate poi a legno compresso». L’opera è poi stata restaurata nuovamente alla fine degli anni Ottanta e montata su pannelli di vetroresina.
I LAVORI. «Abbiamo trovato, infatti, una tela incollata al legno e a sua volta al vetroresina» continua Pecorelli. «Purtroppo, dopo il terremoto, le infiltrazioni, dovute ai danni subìti dalla copertura dell’edificio, hanno deformato il legno. È stato necessario rimuovere i pannelli che supportano la tela e distaccarli dal vetroresina, che invece resterà sulla volta». In un secondo momento, in fase di riposizionamento della tela, si cercherà infatti di recuperare questo supporto. «Gli incollaggi tra i vari stati erano stati fatti con adesivi strutturali, per cui non è stato semplicissimo separare il legno dal pannello sottostante», spiega il direttore.
IL PUZZLE. «Attualmente l’opera è divisa in undici pezzi: il supporto, infatti, era composto da undici pannelli in legno ravvicinati. In corrispondenza delle giunzioni la tela si era tagliata a causa dei movimenti del legno. Prima di cominciare il restauro rimuoveremo il legno perché fonte di degrado, poi riposizioneremo l’opera su una nuova tela, in modo che diventi una superficie unica». Infine si passerà al restauro del dipinto: il lavoro durerà circa un anno.
IL RIENTRO. Alla fine del restauro architettonico dell’edificio della biblioteca, non prima del 2025, “L’aquila” si rimonterà sullo stesso pannello in vetroresina da cui è stata distaccata, a circa 7 metri d’altezza. «Questo supporto, che la separa dal muro, garantisce anche per il futuro un’azione antisismica» conclude il direttore. «Dal punto di vista meccanico, il sisma non ha danneggiato l’opera, il problema sono state le infiltrazioni d’acqua».