Processo uccisione orsa Amarena: il giudice respinge la metà delle parti civili

Avezzano. La decisione arriva dopo che, nei giorni scorsi, la difesa dell'imputato Andrea Leombruni, accusato di uccisione di animali con l'aggravante della crudeltà, aveva contestato sotto diversi profili la legittimità delle costituzioni
AVEZZANO. Su circa cinquanta richieste di costituzione di parte civile presentate da enti e associazioni nel processo per l'uccisione dell'orsa Amarena, avvenuta nel 2023 a San Benedetto dei Marsi, il giudice del Tribunale di Avezzano ne ha ammesso circa la metà. La decisione arriva dopo che, nei giorni scorsi, la difesa dell'imputato Andrea Leombruni, accusato di uccisione di animali con l'aggravante della crudeltà, aveva contestato sotto diversi profili la legittimità delle costituzioni. "È motivo di orgoglio rappresentare animali, piante ed ecosistemi. Un ruolo che il giudice ha riconosciuto ammettendo la costituzione di parte civile della nostra associazione", commenta all'ANSA il presidente dell'associazione Appennino Ecosistema, Bruno Petriccione. Tra i soggetti ammessi figurano anche Wwf, Lav, Lndc Animal Protection, Lipu, Salviamo l'Orso e Rewilding Apennines. Il loro legale, Michele Pezone, esprime "soddisfazione per la conferma della legittimità della domanda che abbiamo proposto, superando tutte le eccezioni sollevate. Ci aspettavamo che potesse esserci una scrematura tra le associazioni, ma per noi questo ostacolo è stato definitivamente superato". La prossima udienza è fissata per il 25 settembre.
Soddisfazione da parte delle associazioni alle quali il giudice del Tribunale di Avezzano ha riconosciuto la legittimazione a costituirsi parte civile nel processo per l'uccisione dell'orsa Amarena. Tra i soggetti ammessi figura Animalisti Italiani. "Una grande vittoria per l'associazione, che potrà così continuare a battersi nel processo contro Leombruni. La sospensione della prescrizione garantisce inoltre che la pausa fino a settembre non servirà a interrompere il percorso verso la giustizia per l'uccisione dell'orsa Amarena", afferma il presidente Walter Caporale, ringraziando il legale Francesca Pantanella per il lavoro svolto. "Si tratta di un reato gravissimo, sia per la sua natura sia per le modalità con cui è stato commesso, un atto crudele e insensato ai danni di uno dei simboli del Parco d'Abruzzo", commenta l'onorevole Michela Vittoria Brambilla, presidente della Leidaa. "L'imputato ha sparato per uccidere, non per errore o soltanto per allontanare l'animale. È giusto che il responsabile risponda di un'uccisione deliberata, aggravata dalle circostanze e ispirata da una cultura ostile ai grandi carnivori e alla fauna selvatica". L'Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) ricorda che l'orsa Amarena "era madre, era simbolo, era una rappresentante di una delle specie più rare e minacciate d'Europa". "La sua uccisione ha ferito non solo l'Abruzzo, ma l'intero Paese e ha colpito profondamente tutti coloro che credono nella tutela della biodiversità e della fauna selvatica", sottolinea l'associazione, annunciando che seguirà "con la massima attenzione ogni fase del procedimento giudiziario affinché venga fatta piena luce sui fatti e accertata ogni responsabilità".

