L’Aquila rugby in lutto, è morto Scimia

Fu tra i vincitori dello scudetto del 1967. Domani, alle 15.30, l’addio a San Pio X. Aveva 77 anni
L’AQUILA. Lo ricordano come un giocatore di rugby possente, alto, mai domo. La maglia numero 4 o 5, alla bisogna, una seconda linea di livello in un ruolo che nel rugby degli anni ’60 e ’70, era fondamentale. Era dall’altezza e dallo stacco da terra delle seconde linee che arrivava la conquista della palla in touche. Era anche grazie alla spinta delle seconde che si conquistavano metri in mischia. E senza la conquista delle fonti di gioco, non poteva partire l’azione che avrebbe portato alla meta. Angelo Scimia, classe 1942, campione d’Italia nel 1967 con i neroverdi allenati da Sergio Del Grande, «ha passato la palla» per l’ultima volta. Se n’è andato ieri, a darne l'annuncio Luigi Cerroni, del museo del rugby, in una nota a firma di Paolo Mariani, presidente della Polisportiva. Oggi il ruolo della seconda linea è cambiato, specie in touche. Oggi chi va alla conquista della palla può essere sostenuto, tenuto in aria dai piloni. Ma una volta, quando i piloni dovevano stare al posto loro e un eventuale sostegno sarebbe stato fischiato, anche la conquista di quella palla dalla strana forma ovale lanciata in aria al momento preciso era una battaglia. Oggi è un’operazione di squadra, una volta un combattimento tra solisti. Angelo Scimia lasciò il rugby nel 1970. Proprio in quel periodo ebbe la medaglia di bronzo al merito sportivo del Coni. Due anni fa, nell’aprile del 2017, insieme ai compagni di quella formazione che nel 1967 vinse lo scudetto, anche Scimia ebbe dall’allora sindaco Massimo Cialente la medaglia della municipalità. Dipendente della Banca d’Italia, lascia la moglie Adele e due figli. I funerali domani, alle 15,30, nella chiesa di San Pio X al Torrione.
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