L'Aquila, sotto inchiesta Trifuoggi con il figlio

19 Marzo 2017

Il vice sindaco ed ex procuratore della Repubblica sfiorato da un'indagine su una richiesta di sanatoria,  mentre il figlio Giuseppe è indagato in concorso con altre persone per accesso abusivo a sistema informatico. Tredici in tutto le persone nel mirino della Procura aquilana

L’AQUILA. Per avere chiesto e ottenuto informazioni riservate su due persone, Giuseppe Trifuoggi, vice capo ufficio della sede della Carichieti e figlio del vicesindaco dell’Aquila Nicola, è indagato in concorso con altri in accesso abusivo a un sistema informatico.

SEGRETO VIOLATO. Giuseppe Trifuoggi, infatti, si sarebbe rivolto a un suo amico, Mosè Lamolinara, addetto Arta, per avere informazioni su una persona. Lamolinara gliele avrebbe fatte avere tramite suoi conoscenti che potrebbero averle ottenute proprio grazie ad un accesso informatico. Di qui la decisione del pm di aprire l’indagine. Che nei suoi sviluppi ha portato alla luce anche un altro affaire.

FALSO. Due persone, Lauretta Turco, dipendente del servizio vaccinazioni Asl dell’Aquila, e tutor di un corso di formazione propedeutico al rilascio di un attestato svolto dall’Azienda sanitaria, e Maria Palmerini, tecnico della prevenzione ambientale Asl, avrebbero attestato la partecipazione a questo corso di Lamolinara. Il quale invece non avrebbe frequentato.

SVILUPPI. Si tratta, dunque, di due storie completamente diverse. Emerse da intercettazioni che i carabinieri stavano facendo su altre vicende . Ora gli avvocati degli indagati hanno venti giorni di tempo per presentare alla procura della Repubblica delle controdeduzioni o farsi interrogare. Dopodiché il pm avrà lo stesso termine per chiedere di archiviare il caso, oppure per formulare la richiesta di rinvio a giudizio con fissazione dell’udienza preliminare davanti al gup.

LO STRALCIO. Ma, nell’ambito dello stesso caso, c’è anche un terzo filone investigativo. In questo, a sorpresa, è iscritto nel registro degli indagati anche il papà di Giuseppe, Nicola Trifuoggi. E con l’ex procuratore di Pescara anche il commerciante Giuseppe Gallucci e l’ex comandante dei vigili urbani dell’Aquila Eugenio Vendrame. Per loro non sono stati formalizzati i reati. Così come non sono stati formalizzati per un’altra serie di persone: Camilla Basile, Daniela Bossi, Piero Candelori, Lidio Falcone, Federica Pasqualone, Enrico Prisca, Fabio Brunelli, Anna Rita Trivelloni. Mentre a Giuseppe Trifuoggi e Lamolinara vengono contestati i reati di corruzione e millantato credito.

PARLA IL VICESINDACO. Questi i fatti. Ma cosa dice Nicola Trifuoggi? Il vicesindaco sembra tranquillo: «Non ho ricevuto alcuna comunicazione. Ma sentendo i nomi delle persone coinvolte ricordo che oltre due anni fa ho ricevuto su richiesta di mio figlio un suo amico, Mosè Lamolinara, che era accompagnato da altra persona di nome Gallucci. Costui, dopo il terremoto del 2009, aveva realizzato una casa temporanea in zona di esondazione del fiume Aterno. Gli risposi che non c'era nessuna possibilità di sanatoria. Da allora non ho saputo più niente, non mi sono mai interessato della questione presso gli uffici comunali e non ho più visto il Gallucci». La dichiarazione di Nicola Trifuoggi, stando così i fatti, spiegherebbe anche quanto scritto dal pubblico ministero insieme ai nomi degli indagati nel documento ( di cui il Centro ha preso visione) con il quale stralcia la posizione dell’ex magistrato e degli altri indagati. Una disposizione che di solito prelude ad una richiesta di archiviazione.

Scrive infatti testualmente il pm che per tutti questi «è ipotizzabile un diverso esito processuale», facendo così indirettamente una distinzione con l’esito dell’altra inchiesta, quella delle attestazioni di frequenza dei corsi, per la quale ha chiuso le indagini con l’intenzione di tirare dritto verso la richiesta di rinvio a giudizio.

Sull’archiviazione delle posizioni di Nicola Trifuoggi e degli altri indagati si registra d’altra parte un pronostico favorevole anche da parte di altre autorevoli fonti. A cominciare da uno degli avvocati impegnati nel dossier, Stefano Rossi, per il quale non sembrano esserci elementi degni dell’azione penale, almeno per quel poco che se ne sa.

Ma anche altri legali non nascondono l’ottimismo. C’è infatti un ulteriore aspetto che secondo le difese giocherebbe a favore dell’archiviazione: la circostanza che le indagini, almeno per il momento, sembrerebbero poggiare solo sulle intercettazioni. Mentre servirebbero più solidi riscontri per sostenere la colpevolezza. Ultimo dettaglio sulla composizione del collegio difensivo. Oltre Rossi, risultano impegnati sul caso gli avvocati Maurizio Dionisio, Luciano Bontempo, Francesco Valentini, Emilio Bernardi, Francesca Bafile.

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