L’aquilano Reato e il suo resort tra le due facce di Lampedusa

Da un lato gli sbarchi dei disperati, dall’altro il turismo «Gli ospiti arrivano da mezza Europa, ma anche dagli Usa»
L’AQUILA. Lampedusa è solo una piccola zattera nel Mediterraneo, disegnata dall'abbraccio di due continenti. Sul primo scoglio c'è la Porta dell'Isola, un'opera del maestro Mimmo Palladino, in ricordo di chi non ce l'ha fatta ad arrivare, a segnare uno dei punti più a Sud dell'Europa. Molto più a Sud del punto più a Nord dell'Africa. Ma per quanto piccola – non conta più di 6 mila residenti – accoglie due anime: da una parte quella dei migranti, quelli che scommettono tutto su un difficile viaggio in mare a bordo di imbarcazioni di fortuna o gommoni che poi vanno a riempire un'area ribattezzata "il cimitero delle barche". Quelli che spesso, per usare le parole di Erri De Luca, non hanno altra scelta perché non «hanno un indietro in cui voltarsi».
L'altra anima è quella dei turisti che ogni anno riempiono, camping, hotel e villaggi. Le due anime convivono grazie allo spirito di chi vive sull’isola ed è formato da secoli di scambi umani e commerciali. Tra le calette dell'Isola c'è Cala Creta.
IL RESORT. Da quelle parti sorge il resort La Calandra, gestito dal gruppo Vitha, azienda aquilana legata all’imprenditore Marco Reato, per anni re delle vendite in Italia dell’aspirapolvere Kirby e papà di Alessia, ex velina di Striscia la Notizia. Un complesso inserito nel paesaggio naturale grazie alla particolare architettura in calce bianca e pietra viva dei suoi "dammusi", costruzione tipica di quest’area. A ridosso della via di ingresso, c’è una bandiera bianca con la foto di Claudio Baglioni e lo slogan “Questa piccola grande isola”.
Ad accogliere i visitatori c’è Francesca Grillo. Fa le veci di Massimo Ciavarro, il direttore della struttura. Il nome suona familiare: parliamo infatti di uno dei protagonisti del famosissimo film "Sapore di Mare", girato da Carlo Vanzina nel 1983.
La formula originale della struttura prevede una gita quotidiana in barca, all’interno di un caicco turco in mogano di 24 metri. Si esce la mattina e si rientra nel pomeriggio. Durante la navigazione l’equipaggio prepara aperitivi accompagnati da pizza o focaccia con prosecco. Semplice, ma raffinata, la cucina è in linea con le tradizioni marinare, basata su piatti di pesce appena pescato. Del resto una delle passioni dell'attore è proprio la pesca. Anche il pranzo viene preparato a bordo. Tra le specialità, le triglie marinate e il palombo, così come la pasta alle sarde. Ogni sera viene affidata alla fantasia di Sabina, una delle cuoche dell’isola. Proprio nei giorni scorsi si è riunito a Lampedusa un gruppo internazionale in un confronto di oltre 220 persone promosso da Vitha, società che si occupa di prevenzione, della salute della persona, della casa, e prodotti di consumo e relativi dispositivi. «È bello ritrovarsi a Lampedusa insieme a tante persone che stimo», ha commentato Reato. «Alcuni degli ospiti provengono da Stati Uniti, Canada, Brasile, Spagna, Romania, Germania, Regno Unito».
I DAMMUSI. Le costruzioni tipiche delle Pelagie rendono omaggio a un sistema di aggrottati che hanno favorito la creazione di piccoli villaggi delle popolazioni preistoriche. Costruzioni che si sono sviluppate in ambiente carsico. Durante i secoli tali grotte sono state adibite dapprima a tombe, e poi di nuovo ad abitazioni. I prezzi sono piuttosto impegnativi e questo limita la clientela a una fascia medio-alta. Da un’altra parte, lontano dal turismo, i disperati.
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