L’architetto Mucciola disegna il museo V&A e conquista la Scozia

16 Novembre 2018

È la prima sede del Victoria and Albert Museum fuori Londra Il capo progetto: «Spero di poter dare una mano all’Aquila»

L’AQUILA. Centomila visitatori nelle prime tre settimane di apertura. Il V&A Dundee (prima sede del Victoria and Albert Museum fuori Londra) porta la firma di un aquilano. Capo-progetto è l’architetto Maurizio Mucciola, di 41 anni, che si racconta al Centro sull’asse Londra-Dundee-L’Aquila.
Quale fu la spinta a lasciare la città, anni fa, per i suoi studi?
«Sono partito dall’Aquila nel 1996, dopo il liceo, per studiare a Milano, per poi spostarmi a Lisbona, New York, Rotterdam, Tokyo, Parigi e infine Londra. Porto la mia città nel cuore e ci torno sempre con gioia. Non mi sono mai sentito in fuga, ma sono stato spinto a viaggiare dalla curiosità di imparare e conoscere culture diverse dalla mia. Faccio parte di una generazione cresciuta con una forte fiducia nell’Europa ed è in Europa che mi sento a casa».
Per chi resta non c’è spazio?
«Penso che ci sia e, dove non c’è, si debbano creare spazio e nuove opportunità per i tanti che amano vivere all’Aquila. Il lungo e difficile processo post-sisma dovrebbe rilanciare la città e la sua economia creando opportunità per i giovani e far tornare L’Aquila a volare più in alto di prima».
Ha mai sentito il bisogno di tornare, anche dopo il 2009?
«Sarei molto felice di poter contribuire, insieme ai tanti bravi professionisti che già vi lavorano, alla rinascita della città e spero di avere presto la possibilità di farlo in concreto. Ho lavorato sempre in città diverse da quella in cui risiedevo e sarei fiero di farlo per la città in cui sono nato e cresciuto».
Come nasce l’idea del museo in Scozia?
«V&A Dundee nasce dalla volontà di ricollegare il centro della città al suo fiume. È un’architettura che parte dalla sua relazione col luogo in cui si trova. Attraverso questo museo abbiamo voluto creare uno spazio civico per la città in cui ci si possa sentire a proprio agio anche solo per prendere un caffè al bar o per chiacchierare con gli amici, oltre che per visitare le mostre. È un prestigioso museo internazionale, ma anche un luogo dove i cittadini di Dundee possano sentirsi a casa».
L’effetto Brexit danneggerà (o ha già danneggiato) i tanti talenti aquilani/italiani in UK?
«Brexit è una gran confusione e tutto è ancora possibile, compresa la completa retromarcia. Per gli aquilani e italiani come me che vivono già in UK non credo ci saranno danni diversi da quelli che subirà qualsiasi cittadino britannico. Ci sarà il fattore psicologico di trovarsi in un paese che potrebbe non essere più accogliente come prima. Ma mi pare che i talenti che vengono dall’Italia siano ancora apprezzati e spero che rimanga così».
Il progetto degli alberi in piazza Duomo ha fatto discutere la città. Come spiegarlo in poche parole? Lo riproporrebbe all’amministrazione?
«La proposta per Piazza Duomo nasce dalla convinzione che lo spazio pubblico debba essere protagonista della rinascita della città. Uno spazio pubblico di qualità può aiutare a ricucire le ferite che il terremoto ha portato al tessuto urbano. L’idea nasce da un lato dalla presenza degli alberi in piazza fino a inizio ‘900 e quindi non estranei, ma parte della storia del luogo; dall’altro lato dalla volontà di rinnovare uno spazio importante che diventi simbolo della rinascita. Quando ho presentato il progetto al sindaco Biondi e al presidente Daniele sono stato positivamente colpito dalla loro disponibilità ad ascoltare la proposta e a considerarla nella prospettiva di come questa possa migliorare la città. Se in futuro ci dovessero essere le condizioni per lavorare su questa o anche su altre proposte per la città ne sarei certamente felice».
Se dovesse indicare un’opera innovativa nell’Aquila post-sisma quale menzionerebbe?
«Il progetto dei sottoservizi mi sembra una soluzione molto interessante e innovativa per dotare un tessuto urbano storico come quello dell’Aquila della flessibilità tecnologie di cui la citta del futuro ha bisogno».
Quale il suo giudizio sullo stato della ricostruzione?
«È un tema complesso, ma credo sarebbe stato positivo dare priorità sin dall’inizio alla riapertura del centro storico per non perdere l’identità della città. Un tema importante adesso è quello degli spazi pubblici di qualità nei quartieri fuori dal centro, con la creazione di piccoli mercati rionali, spazi di aggregazione, giardini attrezzati e quant’altro. Questi spazi di piccola scala sono fondamentali per ricucire il tessuto urbano frammentato della città e portano qualità alla vita quotidiana degli abitanti. Infine, credo sia importante saper guardare al futuro recuperando, certo, la straordinaria bellezza del passato ma con la capacita di cambiare migliorando. Passare dal “dov’era, com’era” al, come ha detto anche Stefano Boeri, “dov’era, come sarà”».
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