L’area di accoglienza sepolta dalla neve

Il sindaco Cannavicci: «Il piano di protezione civile c’è, ma chi lo ha fatto non ha previsto il terremoto d’inverno»
CAMPOTOSTO. Un piano di protezione civile messo a punto per fronteggiare l’emergenza terremoto e testato con una esercitazione, l’Europrotec, che nel 2013 portò a Campotosto decine di volontari della Prociv Arci. Ma quel piano, con il paese sommerso dalla neve, tanta da superare in alcuni punti anche i due metri di altezza, ha evidenziato più di un limite. Quelle scosse tremende e quella muraglia di neve a chiudere le vie di fuga, hanno fatto saltare “i giochi” e imposto a residenti e amministratori piani alternativi dettati dalla disperazione del momento. Un’emergenza nell’emergenza, quel binomio terremoto-neve vissuto come un incubo senza fine dagli abitanti di Campotosto. Niente Coc (Centro operativo comunale), la cabina di regìa per la gestione dell’emergenza, perché la sede del Comune sulla piazza del paese è parzialmente crollata subito dopo le scosse. L’apertura del Centro operativo è avvenuta solo quando è stato possibile liberare dalla neve uno slargo, 200 metri oltre la piazza, dove poter collocare un container. E accanto al Coc troveranno ora posto, in altri due container, gli uffici comunali che avrebbero dovuto “traslocare” nella sede dei carabinieri. Una scelta dettata dalla paura di lavorare in un edificio in muratura che pure ha ben resistito alle scosse.
«Finora abbiamo fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità», spiega Luigi Cannavicci, sindaco di Campotosto dallo scorso mese di giugno. «Il Comune ha un piano di protezione civile, tra l’altro verificato sul campo con una esercitazione. Ma quel piano non era stato certamente testato per una situazione così drammatica. Evidentemente chi lo ha elaborato non ha previsto la possibilità di dover fronteggiare l’emergenza terremoto durante l’inverno. L’area di accoglienza, nella zona dei campetti, è coperta da una montagna di neve e qui le tende possono andare bene solo in estate. Fortunatamente», aggiunge il sindaco, «avevamo questi Map realizzati dopo il terremoto che ha devastato L’Aquila. Diversi alloggi erano stati già assegnati alle famiglie, le cui abitazioni erano diventate inagibili dopo il sisma di Amatrice. Abbiamo aperto anche gli altri e invitato tutti a condividere gli spazi. Una soluzione provvisoria, certo, perché non si può vivere a lungo in spazi già piccoli e ora occupati da più nuclei familiari. Stiamo vedendo cosa fare. Le riunioni si susseguono, anche in Regione, per far fronte alle esigenze dei nostri cittadini». Tanti i problemi da affrontare: il censimento delle famiglie sfollate, (29 finora tra Campotosto e Poggio Cancelli mentre la conta è ancora in corso a Mascioni), le verifiche di agibilità, le prime ordinanze di demolizione delle case a rischio crollo che impediscono ai mezzi e ai tanti volontari di protezione civile presenti di riaprire altre strade nel centro storico. Il tutto con la preoccupazione di nuove precipitazioni nevose. E poi l’allarme per la tenuta della diga. E qui il sindaco taglia corto: «Non so cosa dire. L’Enel ci ignora, dialoga solo con Regione e governo». E intanto le scuole dell’Alta Valle dell’Aterno restano chiuse sine die.
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