L’arresto fu un errore, risarcito dallo Stato

Imprenditore assolto dalla bancarotta chiede i danni: passò due mesi in cella e altrettanti ai domiciliari
AVEZZANO. Era stato arrestato, si scopre oggi ingiustamente, al termine di un’operazione della Guardia di finanza. E rinchiuso preventivamente in carcere e poi ai domiciliari, per un totale di oltre quattro mesi. Ora, dopo l’assoluzione, ha richiesto il risarcimento per ingiusta detenzione ottenendo dallo Stato la somma di 23mila 800 euro, come stabilito da una sentenza del tribunale di Avezzano. Successivamente la Corte d’appello dell’Aquila gli ha riconosciuto l’ingiusta detenzione. L’imprenditore avezzanese Maurizio Girini (attualmente vive all’estero, ndc) era stato arrestato con un’ordinanza di misura cautelare in carcere, il 23 aprile 2004, firmata dal gip del tribunale di Avezzano. L’accusa era bancarotta. Inchiesta che coinvolgeva un totale di 26 persone. Dopo quattro mesi il giudice per le indagini preliminari aveva revocato la misura. L’imprenditore aveva trascorso 129 giorni in arresto, di cui 73 in carcere e 56 ai domiciliari. Lo scorso anno era arrivata l’assoluzione per non aver commesso i fatti poiché «non c’era alcun collegamento tra l’imputato e il denaro distratto e non c’era neppure la prova che egli avesse concluso contratti per conto della società fallita». Aveva svolto invece una corretta attività di intermediazione, nel settore dell’abbigliamento, per la quale aveva piena legittimazione di esercizio. Come stabilito dal tribunale. Così la Corte d’appello dell’Aquila ha condannato il ministero dell’Economia e delle finanze al pagamento in favore dell’imprenditore Girini della somma di 23.800 euro a titolo di riparazione per la custodia cautelare subita con gli interessi legali dalla data del passaggio in giudicato del provvedimento. L’avezzanese era difeso dall’avvocato Roberto Verdecchia. Secondo la Corte d’appello dell’Aquila, l’imprenditore fu arrestato sulla base di un quadro accusatorio che è lecito definire quantomeno ambiguo anche alla luce della successiva assoluzione. L’imputato per altro rese sin dal primo interrogatorio anche dichiarazioni difensive evidenziando la propria estraneità in relazione ai reati contestati. La somma del risarcimento è stata calcolata partendo dal parametro massimo per ogni giorno di privata libertà personale pari a 235 euro mentre per i domiciliari pari a 117 euro. (p.g.)
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