L’autopsia conferma le ipotesi: gesto di notte e in pochi attimi
L’AQUILA. C’è davvero poco che l’autopsia e gli esami collegati possano aggiungere al racconto della tragedia familiare di Tempera. Solo dettagli, che non cambiano la sostanza della strage compiuta...
L’AQUILA. C’è davvero poco che l’autopsia e gli esami collegati possano aggiungere al racconto della tragedia familiare di Tempera. Solo dettagli, che non cambiano la sostanza della strage compiuta dall’urologo Carlo Vicentini uccidendo la moglie Carla, i figli Massimo e Alessandra e infine sé stesso.
Le quattro autopsie hanno impegnato per tutta la giornata di lunedì il medico legale Fabio De Giorgi, incaricato dal pm Guido Cocco. Con lui anche Massimo Galassi, consulente scelto dall’avvocato dei Vicentini Emilio Bafile. In attesa della relazione finale del medico legale, fonti investigative riferiscono che le quattro autopsie hanno confermato gran parte delle ipotesi sulla dinamica della strage. Innanzitutto quando è avvenuta: nella notte tra mercoledì e giovedì scorsi, probabilmente dopo le 2, quindi circa 36 ore prima del ritrovamento dei quattro cadaveri, cioè venerdì. I componenti della famiglia Vicentini sono morti in rapida successione: l’ex primario, quindi, non ha vegliato sui corpi dei congiunti, ma si è ucciso subito dopo. Dettaglio, questo, che alimenta l’ipotesi che si sia trattato di un gesto premeditato, visto anche il biglietto lasciato in cucina. I proiettili sparati dalla pistola a tamburo P38 – una delle 13 armi detenute regolarmente dall’ex primario appassionato di caccia – sono stati cinque: i primi due hanno colpito Massimo al volto e sul collo la mamma Carla che dormiva al suo fianco; un altro ha colpito Alessandra – che ha tentato di fuggire alla furia omicida – sul petto e poi un altro sul volto; l’ultimo è quello che Vicentini ha riservato a sé stesso. (l.t.)

