L’avvocato: «Di Lorenzo non è razzista»

6 Agosto 2018

Oggi l’interrogatorio davanti al gip. Paolini pronto a chiedere la scarcerazione del suo assistito: non era con Spagnoletti

SULMONA. «L’infamante accusa di odio razziale è lontana dall’educazione e dalla cultura del giovane che difendo che ha sicuramente altri problemi, ma che non è razzista». È l’avvocato Alberto Paolini, difensore di Serafino Di Lorenzo, il giovane sulmonese arrestato l’altro giorno insieme a Nicola Spagnoletti con l’accusa di tentato omicidio con l’aggravante di discriminazione razziale in relazione all’incursione nel centro di accoglienza di Sulmona dove erano ospitati 27 migranti. «È un momento storico molto particolare e si chiede di valutare i fatti accaduti senza farsi influenzare dalle vicende nazionali politiche ed europee sulla questione migranti», tiene a precisare l’avvocato Paolini.
«A Sulmona non c’è e non esiste odio razziale e quanto accaduto nel centro di accoglienza è un episodio legato ad altro». Il legale sulmonese afferma quindi che «le pesanti e gravi accuse mosse a carico di Serafino Di Lorenzo saranno oggetto di puntuale e precisa contestazione da parte della difesa una volta letto ed esaminato il fascicolo processuale. Sicuramente, i fatti di cui al capo d’imputazione nella loro gravità rappresentano circostanze che il mio assistito contesta e ha contestato fin dal primo momento».
L’avvocato Paolini ricostruisce la dinamica dei fatti avvenuti la sera del 12 giugno e culminati con il ferimento, a un fianco, con una coltellata, di un giovane ospite della struttura da poco chiusa perché inagibile. «Lui era entrato nel centro di accoglienza perché aveva notato nell’area sovrastante il parcheggio di Santa Chiara la cessione, da parte di uno dei migranti a una ragazza minorenne, di una sostanza stupefacente», spiega Paolini. «Il mio assistito ha visto la scena e ha seguito il giovane che poi è entrato nel centro di accoglienza. Una volta all’interno Di Lorenzo ha chiesto di parlare con Alì, responsabile della comunità ed è salito per le scale». Secondo il legale, in quel momento Di Lorenzo era solo e mentre saliva le scale avrebbe notato dietro di lui Spagnoletti. Una volta salito al secondo piano sarebbe stato circondato dagli ospiti della struttura che avrebbero iniziato a inveire contro di lui. «Alì non arrivava e a quel punto Di Lorenzo ha avuto paura e ha tirato fuori la scacciacani. Ma è stato aggredito tanto che la finta pistola è finita nelle mani dei migranti. Dopo non si è capito più nulla. Ma ribadisco che Serafino Di Lorenzo non era insieme a Spagnoletti». Versione che l’avvocato ribadirà davanti al gip Marco Billi nell’interrogatorio di garanzia in programma molto probabilmente domani al tribunale di Sulmona. L’avvocato Paolini ha già annunciato che, al termine dell’interrogatorio, chiederà l’immediata scarcerazione del suo assistito.
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